Reign over Me

REIGN OVER ME di Mike Binder. Con Don Cheadle, Adam Sandler, Jada Pinkett Smith, Liv Tyler. Usa, 2007. Drammatico.

Scritto, diretto e interpretato da Mike Binder, Reign over Me è un dramma psicologico che ha riscosso pochissimo successo negli States. Racconta la storia di Alan Johnson, un dentista, che una sera incontra per strada il suo ex compagno di college Charlie Fineman. La moglie e le figlie di Charlie sono morte durante l’attacco dell’11 settembre 2001, e da allora l’uomo si è rinchiuso in un mondo tutto suo, in cui è regredito ad uno stadio pre-adolescenziale. Commosso dalla sorte dell’amico, Alan cerca di aiutarlo.

Prima di guardare più da vicino il film, cerchiamo di capire come mai Reign over Me ha ricevuto una risposta così negativa negli Stati Uniti: sull’Entertainment Weekly Lisa Schwarzbaum scrive di trovare irritante che un episodio come l’11 settembre sia relegato sullo sfondo come un accessorio della trama; sul The New York Times, Scott stronca il film trovando assolutamente deleterio l’alternarsi di “buonismi sentimentali” ad “elementi da tragedia” e “risate grossolane e inopportune”. Tirando le somme, sembra che in America per quanto riguarda l’11 settembre si debba mantenere una sorta di timore reverenziale, che sfocia nel tabù una volta che l’argomento non è affrontato in maniera diretta e con la serietà dovuta. Il problema, è che Reign over Me si occupa delle conseguenze dell’attentato, più che dell’attentato stesso, e sebbene strappi qualche risata per via di situazioni decisamente ai limiti dell’assurdo, rimane un film di una tragicità immensa. Probabilmente, quella che nel film è una ferita ancora aperta per Charlie, lo è altrettanto per gli States in generale, e Binder ha toccato un nervo scoperto del pubblico senza “tatto”. Il film fa ridere, ma è un riso che è più un modo per nascondere le lacrime, ed il dolore genuino che si vuole mascherare prima o poi torna comunque in superficie. Binder ha avuto il merito di saper individuare le condizioni del proprio paese, e di rappresentarle riunite in una sola persona (Charlie, appunto, uno splendido Sandler), andando inevitabilmente incontro ad elementi paradossali nella trama, ma che comunque sono funzionali alla storia. L’accettazione del dolore, l’elaborazione del lutto, l’apertura ad una nuova vita, sono tutti temi che trattati banalmente avrebbero rovinato qualsiasi messaggio il regista avesse voluto trasmettere; così non è in Reign over Me: l’approccio originale ai temi permette di far passare, quasi in modo “subliminale”, un incoraggiamento ad affrontare i propri demoni, a liberarsene o perlomeno imparare a conviverci, a ricominciare, forti proprio delle esperienze dolorose del passato. Binder non cade mai nel pietismo, nel buonismo, nel sentimentalismo, ma rimane lucido quel tanto che basta da saper tirare le fila della storia e dei personaggi. Un cast eccellente, su cui spicca ovviamente la coppia principale del film, Sandler e Cheadle (con particolare attenzione a quest’ultimo), ma che non lascia fuori le controparti femminili: la Pinker Smith e Liv Tyler sono bravissime e, ognuna a modo suo, commoventi. L’unico che lascia un po’ perplessi è Donald Sutherland, non tanto per la performance, quanto per la natura del proprio personaggio, l’unico effettivamente non inquadrabile in una qualche dichiarazione d’intenti. Il titolo viene dalla canzone Love, Reign o’er Me dei The Who, ma nel film è presente solo l’ottima cover dei Pearl Jam. Come molto del cinema americano contemporaneo (quello colto, quello intelligente, quello onesto), Reign over Me è una disperata richiesta d’aiuto.

TITOLO ORIGINALE: Reign over Me

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