Star Wars, episodio III – La vendetta dei Sith

STAR WARS, EPISODIO III – LA VENDETTA DEI SITH di George Lucas. Con Ewan McGregor, Hayden Christensen, Natalie Portman, Samuel L. Jackson. Usa, 2005. Fantastico.

Ultimo capitolo della nuova trilogia di Star Wars, La vendetta dei Sith è anche l’ultimo episodio dell’intera saga, e l’ultimo ad essere stato vietato in America come PG-13. La storia ha luogo tre anni dopo lo scoppio della Guerra dei Cloni: i Jedi sono impegnati in tutta la Galassia guidando l’esercito della Repubblica contro i separatisti di Dooku, e la situazione è sempre più instabile. Nel frattempo, il cancelliere Palpatine viene rapito dai separatisti, e l’incarico del suo salvataggio viene affidato agli eroi di guerra Obi-Wan Kenobi e Anakin Skywalker. Quest’ultimo comincerà col cancelliere un rapporto di amicizia, mal visto dagli altri membri del Consiglio Jedi, che comincia ad avere oscuri sospetti su Palpatine…

Con La vendetta dei Sith, Lucas chiude a distanza di trent’anni la sua epopea spaziale in bellezza, firmando quello che è uno dei migliori episodi della saga. Il mito qui viene portato a tragedia, una tragedia di carne e sangue, di amicizie infrante, di paura e di odio. L’epica si fa tangibile, i toni diventano sempre più cupi via via che ci si avvicina alla nascita di Darth Vader e dell’Impero Galattico. La prima parte, con le prodezze di R2-D2, è quasi comica, per fare da contrappeso al resto del film. La scena finale, con la nascita di Vader da una parte, e quella dei piccoli Luke e Leia dall’altra, su un freddo lettuccio nero l’uno, su un morbido e bianco letto d’ospedale gli altri, è un parallelo eccezionale, un tramonto ed un’alba contemporanei, esattamente come, pochi minuti dopo, i soli di Tatooine che tramontano su Obi-Wan e la Morte Nera che sorge sull’Imperatore ed i suoi uomini. Non mancano anche i riferimenti all’attualità: l’auto-promozione di Palpatine da cancelliere a imperatore, con la battuta della Portman: “Ecco come muore la democrazia: fra applausi scroscianti e grida di festa”, vuole essere una cupa profezia dell’America di Bush: una minaccia terroristica imbattibile che richiede che il leader assuma i pieni poteri pur di difendere (a suo dire) il popolo inerme. Anche se il leader è la malvagità incarnata. Assolutamente straziante il combattimento fra Anakin ed il suo vecchio mentore Obi-Wan, specchio di quello dell’Episodio IV. I parallelismi con i primi film sono numerosi: Anakin uccide Dooku nella stessa situazione in cui Luke si rifiuterà di uccidere lui ne Il ritorno dello Jedi, e lo stesso Anakin vede uccidere Mace Windu da Palpatine senza reagire, come invece reagirà quando vittima delle saette dell’Imperatore sarà Luke. Tutta la saga assume con questi piccoli dettagli sapientemente inseriti i toni di un poema di caduta e redenzione, uno scontro fra Bene e Male che non si svolge solo fra astronavi e mistici spadaccini, ma all’interno dello stesso individuo. Lucas riesce nel suo intento, e crea una moderna mitologia, usando i topoi del mito e della tragedia, incantando milioni di persone in tutto il mondo.

TITOLO ORIGINALE: Star Wars, Episode III – Revenge of the Sith

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