Match Point

MATCH POINT di Woody Allen. Con Jonathan Rhys Meyers, Scarlett Johansson, Emily Mortimer, Brian Cox. GB, Usa, Lussemburgo, 2005. Drammatico.

Prima parte di un dittico che Allen completerà con Scoop, Match Point fu presentato al Festival di Cannes e nominato a un Oscar e quattro Golden Globe. Il protagonista è Chris Wilton, un giovane insegnante di tennis, che riesce ad entrare nel giro di amicizie di uno dei suoi ricchi clienti, Tom Hewett, arrivando perfino a sposare sua sorella Chloe. Raggiunta finalmente l’ottima posizione economica che sognava grazie agli agganci del padre di Tom, Chris si innamora però di Nola, fidanzata americana del cognato. Inizia con lei una torbida relazione sentimentale, ma ben presto Nola si stanca di essere solo un’amante e pretende di più. La conclusione cui giunge Chris è che la loro passione non vale il sacrificio della posizione che ha ottenuto, e agisce di conseguenza.

Semplicemente perfetto. Woody Allen mette su un film in cui niente risulta essere fuori posto, tutto trova il proprio incastro naturale: il cast, la sceneggiatura, la colonna sonora, la fotografia, la scenografia. Il punto di partenza del film è il cinismo: nella nostra società non sopravvive alcun senso morale, nessun senso di empatia nei confronti dei nostri simili, e ciò che muove il mondo è dunque uno spietato cinismo. Da qui, però, Allen si muove seguendo la falsariga di Delitto e castigo di Dostoevskij (come già aveva fatto in Crimini e misfatti) giungendo ad un’altra conclusione: non c’è una giustizia divina per cui il colpevole viene alla fine sempre punito, ma il Fato decide chi salvare e chi no. Ma non c’è happy ending neanche per il colpevole che si salva, per sempre perseguitato dai fantasmi delle persone che ha ucciso, come un novello Macbeth. In America il film non è stato capito, è stato interpretato come una sorta di “Ode alla Fortuna”: quella di Allen vuole invece essere una rassegnata e stanca denuncia di una malvagità di fondo nell’animo umano, istituzionalizzata come prassi dalla “civiltà” e giustificata dall’assenza di un Dio giudice pronto a punire chi fa del male. Il Caso ha l’ultima parola, come nel match point del titolo: dovunque cadrà la palla, però, non ci sarà consolazione né lieto fine. Per l’occasione, Allen cambia anche la sua colonna sonora di rito, e sostituisce la musica operistica al jazz. Si collezionano debiti con Bergman, dichiarato maestro del regista, ma anche Altman, senza contare quelli letterari (Dostoevskij e Shakespeare fra i tanti). Non più nella sua New York, ma in una fredda Londra si svolge la parte della “tragedia”, nel dittico stile Melinda & Melinda, che vedrà Scoop nella parte della “commedia”.

TITOLO ORIGINALE: Match Point

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