The Mist

THE MIST di Frank Darabont. Con Thomas Jane, Laurie Holden, Andre Braugher, Marcia Gay Harden. Usa, 2007. Horror.

Tratto dal racconto La nebbia di Stephen King, The Mist è la quarta collaborazione tra lo scrittore del Main ed il regista Frank Darabont, dopo La donna nella stanza, Le ali della libertà e Il miglio verde. A Bridgton, una cittadina del Maine, una violenta tempesta causa molti danni all’abitazione del pittore David Drayton e dei suoi concittadini. Quando una strana nebbia avvolge tutta la città, David, suo figlio e decine di altre persone si ritrovano assediati in un supermercato: nella nebbia, infatti, sembrano vivere strane creature che cominciano a mietere vittime fra gli abitanti di Bridgton. Mentre i sopravvissuti cercano un modo per fuggire, la nebbia si fa sempre più fitta…

L’amicizia tra Darabont e King ha portato fin’ora ottimi risultati, a partire dall’opera prima del regista, La donna nella stanza, tratto da un racconto dello scrittore, che gli cedette i diritti al prezzo simbolico di 1$. The Mist non fa eccezione, anzi: in mezzo ad un panorama desolante di horror fatti senza un vero perché, che tutt’al più arrivano ad una buona realizzazione tecnica, questo film brilla come una perla rara. In The Mist l’horror recupera la sua dimensione primaria, quella politica, e costruisce, con intelligenti simbolismi e metafore, la situazione dell’America post-11 settembre. Non si limita, però, come ne La guerra dei mondi di Spielberg, a raccontare il disagio e la paura che hanno seguito l’attacco alle Torri Gemelle, ma va oltre, esplorando quella che è stata la politica estera degli Usa sotto l’amministrazione Bush. La nebbia che avanza, nelle prime scene, ricorda in maniera inquietante il fumo e la polvere che hanno invaso Ground Zero subito dopo l’attacco, con la gente che corre come impazzita senza una vera meta. Che proprio un supermercato sia il luogo scelto come rifugio, poi, non è un caso, come già ci aveva fatto notare Romero in Zombi. Dove il film dà il meglio di sé, però, è nel ricreare una micro-società all’interno del negozio, ampliando la scena del bar de Gli uccelli di Hitchcock magistralmente. Le angosce, la disperazione, la paura dell’ignoto, che sfociano irrimediabilmente nell’isterismo, nell’odio, nella violenza: questa è la situazione dipinta da Darabont. Le parole del personaggio di DeMunn, poi, sono emblematiche per quanto riguarda il giudizio sul governo Bush: fai in modo che le persone abbiano paura, e faranno qualsiasi cosa si chieda loro, accetteranno qualsiasi soluzione, anche la più disumana. Marcia Gay Harden è splendida, più odiosa e cattiva di quanto ci si possa aspettare: il suo personaggio è quello che, da un certo punto del film in poi, determina ogni risvolto della trama. Darabont non si scorda però le esigenze del genere, ed anche sul piano tecnico ha di che insegnare a molti altri cineasti: una colonna sonora ridotta all’osso, scarna ed angosciante, effetti speciali non troppo ingombranti, funzionali ad una sorta di Jurassic Park del terrore che si getta nell’orrore senza passare dalla meraviglia, atmosfere cupe, scene adrenaliniche e terrorizzanti. Inutile sperare in un happy ending: come per Paul Haggis in Nella valle di Elah, non c’è salvezza, non c’è speranza, non c’è redenzione. Non in tempo, almeno.

TITOLO ORIGINALE: The Mist

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1 Comment

  1. visto… osservandolo superficialmente non sembra un granchè, ma in effetti il “terrore psicologico” fa la sua parte, anche se credo che il film faccia una trama troppo lenta e dei momenti di riflessione troppo veloci …

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