Gli eredi di King Kong

GLI EREDI DI KING KONG di Ishirō Honda. Con Jun Tazaki, Akira Kubo, Yoshio Tsuchiya, Kyoko Ai. Giappone, 1968. Fantascienza.

Nono kaiju eiga della Toho, Gli eredi di King Kong è rimasto famoso per presentare un impressionante esercito di undici kaiju, un recordo rimasto imbattuto fino al 2004. In un anno imprecisato alla fine del ventesimo secolo, tutti i kaiju conosciuto sono stati confinati sulla cosiddetta Isola dei Mostri, dalla quale è per loro impossibile fuggire. Quando però tutte le comunicazioni dall’Isola sono interrotte, il governo mondiale scopre che alcuni esseri alieni, i Kilaak, hanno attaccato la Terra e liberato tutti i mostri, che, controllati tramite avanzati congegni, stanno attaccando le maggiori capitali del pianeta. Starà ad un manipolo di scienziati ed astronauti cercare di fermarli…

Indubbiamente, Gli eredi di King Kong è uno dei progetti più ambiziosi della Toho: undici mostri, decine di modellini di città diverse, astronavi e alieni, per un budget, per quell’epoca, impressionante. Agli effetti speciali, a sopportare l’impresa titanica, il fedelissimo Eiji Tsuburaya e Sadamasa Arikawa, che si arrangiano come possono a ricostruire le capitali mondiali ed a restituire al pubblico i suoi kaiju preferiti. Nonostante la grande produzione, Honda non rinuncia comunque alla sua natura autoriale, e costruisce un altro apologo antipositivista, come con L’invasione degli astromostri, col quale il film ha diversi punti di contatto. Stavolta, gli alieni si configurano subito come i cattivi, non sono nascosti dietro la promessa di miglioramenti dello stile di vita come ne L’invasione: la loro è una scienza aggressiva, finalizzata esclusivamente alla distruzione, e la loro padronanza nel manipolare i kaiju, figli dell’atomica, sottintende una polemica contro americani e russi, padroni del nucleare. I toni sono molto più forti rispetto al film precedente: i Kilaak non hanno più niente di umano, se non l’apparenza, e si riveleranno essere in realtà freddi pezzi di metallo. Una scienza, quindi, che non solo rende schiavi, ma strappa ogni brandello di umanità e di sentimento. Inevitabile, però, che i super scienziati siano distrutti proprio dalle energie (i kaiju, quindi l’energia dell’atomo) che si erano illusi di poter controllare. Un’ulteriore prova di come Honda riesca a fare un cinema impegnato, anche nascosto dietro una grande impresa commerciale. Da stendere un velo pietoso sul fuorviante titolo italiano (l’originale significa semplicemente “La carica dei mostri”).

TITOLO ORIGINALE: Kaijū Sōshingeki

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