Matango il mostro

MATANGO IL MOSTRO di Ishirô Honda. Con Akira Kubo, Kumi Mizuno, Hiroshi Koizumi, Yoshio Tsuchiya. Giappone, 1963. Horror.

Tratto da La voce nella notte di William Hope Hodgson, Matango il mostro è un tokosatsu eiga (letteralmente “film con effetti speciali”) di Honda, diventato ben presto un cult in tutto il mondo. Alcuni amici benestanti della Tokyo anni ’60 sono in viaggio per mare sullo yacht di uno di loro. Durante una tempesta, il gruppo naufraga su un’isola sperduta, dove si imbattono nei resti di molte altre imbarcazioni, senza però trovare traccia dei rispettivi equipaggi. Cercando un modo di sopravvivere, almeno fino a quando non giungeranno i soccorsi o riusciranno a riparare la barca per andarsene, i sette sopravvissuti dovranno fare i conti con i propri caratteri incompatibili e, soprattutto, con strane creature che si aggirano per l’isola.

Confrontato a molti altri film giapponesi dello stesso periodo, Matango il mostro è quasi un capolavoro. Honda si allontana nuovamente dai suoi kaiju e si mette in gioco in questo horror fantascientifico, perfettamente costruito e brillantemente realizzato. Anche da un punto di vista meramente tecnico, gli effetti speciali sono, per l’epoca, incredibili, ed anche nell’era del digitale le creature fungoidali riescono a trasmettere inquietudine. L’incipit è dato, come sempre, dall’ombra dell’atomica: Matango altro non è che un fungo mutato dalle radiazioni nucleari. Qui, però, Honda inserisce analisi sociali e politiche inedite nel suo cinema: ridotti alla miseria, isolati, costretti a lottare per sopravvivere, alcuni elementi della società “da bene” si trasformano in persone crudeli e spietate, pronte a tutto pur di strappare anche solo una briciola a qualcuno che fino a qualche minuto prima consideravano amico. Dove le fragili barriere della vita sociale vengono meno, l’aspetto più primitivo, cattivo ed egoista degli uomini viene fuori. E’ qui che entrano in gioco i funghi mutanti del titolo, che promettono una “vita” tranquilla, senza mancanze, in cambio dell’individualità, dell’identità personale, dell’umanità. L’unico sopravvissuto dichiara di preferire, tutto sommato, la vita degli uomini fungo sull’isola alla moderna Tokyo (presa come esempio della società contemporanea), così ipocrita e falsa, malvagia e individualista: c’è chi ha visto in questo una dichiarazione di comunismo da parte di Honda, ma sarebbe limitante. Vero, infatti, che in Matango la società capitalista-occidentale viene criticata, demolita, messa a nudo, ma vero anche che quella comunista, rappresentata dalla comunità di uomini fungo, viene comuque ritratta come mostruosa e disumana. L’unico elemento di positività dell’ultima rispetto alla prima è che questa non cerca di nascondere la propria mostruosità. Imperdibile.

TITOLO ORIGINALE: Matango

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