Latitudine Zero

LATITUDINE ZERO di Ishirô Honda. Con Joseph Cotten, Cesar Romero, Akira Takarada, Masumi Okada. Giappone, Usa, 1969. Fantascienza.

Tratto dall’omonimo serial radiofonico di Ted Sherderman, Latitudine Zero è un tokusatsu eiga, che vede la collaborazione della Toho giapponese e della National General Pictures americana. Uno scienziato giapponese, uno francese ed un giornalista americano stanno indagando sul fondo del mare, in uno speciale modulo, l’ecosistema sottomarino. Per un incidente, però, il loro modulo rimane isolato dalla nave madre, ed i tre sarebbero condannati a morte certa se non fossero salvati in extremis dal capitano McKenzie e dal suo sommergibile. Questi porta i tre a Latitudine Zero, un paradiso sottomarino dove vivono menti illuminate e rese immortali dai progressi medici. C’è anche chi insidia il paradiso: è il dottor Malic, malvagio scienziato che vuole conquistare la città di McKenzie.

Una delle prime produzioni internazionali che ha visto Honda alla regia, Latitudine Zero rimane uno dei film meno riusciti del regista nipponico. La storia è un incrocio fra 20.000 leghe sotto i mari di Verne, Orizzonte perduto di Hilton, L’isola del dottor Moreau di Wells ed i romanzi di Fleming. Le tematiche care a Honda non mancano, con una scienza “buona”, al servizio dell’umanità, che porta benefici e pace, contro una spietata e fine a se stessa, che non vede gli uomini come obiettivi del proprio lavoro ma come strumenti utili ad esso. Cesar Romero fa la sua bella figura come cattivo, ma è sempre troppo sopra le righe per risultare credibile, all’opposto di Joseph Cotten, la cui recitazione rimane invece un po’ troppo blanda. I protagonisti, poi, lo sono solo di nome, finché la scena non viene loro completamente rubata dai due mostri sacri importati dall’Occidente. Nel complesso, il film risulta un po’ troppo frammentario, con tempi lenti, anche troppo, intervallati alle scene d’azione senza fasi di passaggio, come un grande collage. Il risultato è più che pregevole, ma da Honda ci si poteva (e doveva) aspettare qualcosa di più. Persino gli effetti speciali, affidati come sempre al fedele Eiji Tsuburaya, stavolta fanno proprio sorridere: sottomarini di plastica fatti “navigare” con fili visibili, topi giganti il cui costume di gomma viene via durante gli inseguimenti, uomini pipistrello che sfigurerebbero perfino ne Il mago di Oz, un leone ed un condor di peluche assemblati in un grifone ancora più finto. Decisamente, il “magico duo” ha fatto di meglio.

TITOLO ORIGINALE: Ido Zero Daisakusen

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