X-Men: Conflitto finale

X-MEN: CONFLITTO FINALE di Brett Ratner. Con Hugh Jackman, Ian McKellen, Famke Janssen, Halle Berry. Usa, 2006. Fantastico.

Tratto dai fumetti della Marvel Comics, X-Men: Conflitto finale è il seguito di X-Men 2. Dopo l’incidente di Alkhali Lake, la tensione fra umani e mutanti sembrava smussata. Questo finché non viene creata “la Cura”, una sostanza in grado di cancellare la mutazione nei mutanti che la assumono. La Cura dà il pretesto a Magneto per tornare all’attacco, stavolta alla guida di un esercito di mutanti ribelli. In più, Jean Grey, creduta morta, è tornata come la Fenice, una creatura potentissima, assetata di distruzione, che si allea a Magneto contro Xavier e gli X-Men. Il pugno di mutanti guidati da Xavier rappresenta ora l’ultima speranza del genere umano.

Impegnato a girare Superman Returns, Singer ha declinato l’invito a dirigere anche il terzo capitolo della saga che aveva iniziato, lasciando il timone all’amico Brett Ratner, regista di Rush Hour e Red Dragon. Il risultato non è dei migliori: X-Men: Conflitto finale non è decisamente all’altezza degli episodi precedenti, né delle aspettative del pubblico che Singer era riuscito a crearsi. L’armonia corale dei personaggi creata da Singer svanisce nelle mani di Ratner, che non riesce a sfruttare fino in fondo il potenziale delle creature di Lee e Kirby: rimangono come presenze reali solo il Wolverine di Hugh Jackman e la Tempesta di Halle Berry, il cui ruolo era comunque stato reso solido dai due film precedenti, mentre, specie fra i cattivi, si sente la mancanza di un villain di spessore, che non sia ridotto alla bidimensionalità dei fumetti (perfino il grande Ian McKellen viene mortificato da una sceneggiatura a tratti imbarazzante). La trama segue la falsariga di due delle migliori saghe degli Uomini X, Talenti e La saga di Fenice Nera, che presentavano materiale abbastanza per due film distinti: riunirle in una sola pellicola ha dato solo una banalizzazione delle tematiche di entrambe. Peccato, perché la Cura era un elemento narrativo eccezionale per esplorare i temi del razzismo e del diverso, la Fenice era un ottimo villain che poteva rappresentare, per la prima volta nella saga, il Male puro. Ratner sembra però più interessato allo spettacolo puro, che effettivamente non manca: i voli di Angelo, la battaglia di Alcatraz, Magneto che guida il ponte di Brooklyn come fosse un’astronave (direttamente dalle pagine di Ultimate X-Men), gli scontri tra Wolverine e il Fenomeno, non fanno rimpiangere del tutto la visione del film. Singer, però, ci aveva abituati a ben altro. Una curiosità: Alan Cumming non torna nel ruolo di Nightcrawler, considerando il ruolo nel terzo film troppo piccolo da giustificare le ore di trucco, e l’assenza del personaggio viene spiegata in X-Men: The official game, tie-in videoludico fra il secondo e il terzo capitolo. Cameo di Stan Lee e di Chris Claremont.

TITOLO ORIGINALE: X-Men: The Last Stand

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