Immortal ad vitam

IMMORTAL AD VITAM di Enki Bilal. Con Linda Hardy, Thomas Kretschman, Charlotte Rampling, Frédéric Pierrot. Francia, Italia, GB, 2004. Fantascienza.

Tratto dalle graphic novel di Enki Bilal La fiera degli immortali e La donna trappola, Immortal ad vitam è uno dei primi film girato completamente in digital blacklot. A New York City, nel 2095, il dio egizio Horus viene condannato a morte dagli altri dei. Gli vengono affidate poche ore di libertà prima della condanna e Horus decide di passarle fra i mortali. Il dio sta cercando Jill Bioskop, una strana donna dai capelli blu, membro di una rarissima razza che sola può procreare con gli dei. Per avvicinarla, Horus prende possesso del corpo di Alcide Nikopol, un dissidente politico congelato dal governo trent’anni prima in una prigione criostatica. Comincia per il dio falco una corsa contro il tempo per assicurarsi una discendenza.

Enki Bilal, autore serbo naturalizzato francese, è stato acclamato per la sua Trilogia Nikopol, una serie di graphic novels originariamente pubblicata su Les Humanoides Associés, storica casa editrice francese. I suoi lavori sono stati riconosciuti come fonte di ispirazione per molti film, non ultimo Blade Runner di Ridley Scott. Per far sì che nessun altro autore potesse mettere mano alle sue creature, quindi, Bilal ha scelto di scrivere e dirigere la versione cinematografica delle prime due graphic novel, apportando alcuni cambiamenti, aggiornando le tematiche, reinventando il mondo futuristico che lo ha reso celebre. Immortal ad vitam riesce nella sfida di riproporre il fascino e la claustrofobia dei fumetti originali, inserendo non poche polemiche contro il capitalismo e lo strapotere delle industrie (quelle farmaceutiche in primo luogo). La vena anarchica del fumetto però è attenuata, così come quella anticlericale, dando un certo senso di incompletezza al tutto: la multinazionale Eugenics, che governa un mondo sempre più multietnico composto da umani, alieni e mutanti, che usa le persone come cavie per i propri esperimenti il più delle volte illegali e che controlla segretamente tutto ciò su cui non ha diretta influenza è, sì, un buon punto di partenza per costruire un apologo anti-capitalista, ma non è efficentemente approfondito. Bilal è sempre stato interessato al cinema, basti pensare al nome della sua protagonista: “Bioskop”, in serbo, vuol dire proprio “cinema”; ma con le possibilità offertegli dalle nuove tecniche digitali si perde spesso fra velleità metafisiche e scene d’azione apparentemente scollegate dal resto della trama. L’uso monopolico del digital blacklot (l’uso di attori in carne ed ossa su fondali interamente generati dalla computer graphic) viene poi portato ad un gradino ulteriore, inserendo personaggi animati al fianco di quelli “veri”: la tecnica può incuriosire ad un primo approccio, affascinare forse, ma a lungo andare è quasi irritante, elimina ogni possibile sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore falsando le atmosfere e creando un contesto assolutamente artificiale. Il fascino, insomma, non basta, ed il talento di Bilal spicca decisamente di più sulle pagine dei suoi fumetti.

TITOLO ORIGINALE: Immortel (ad vitam)

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