Velluto blu

VELLUTO BLU di David Lynch. Con Kyle MacLachlan, Isabella Rossellini, Dennis Hopper, Laura Dern. Usa, 1986. Thriller.

Progetto che ha tenuto impegnato Lynch per quasi dieci anni, Velluto blu regalò premi alla Rossellini, a Hopper ed a Lynch, oltre che una nomination all’Oscar per Miglior Regia (poi vinto da Oliver Stone per Platoon). Nella tranquilla cittadina di Lumberton, il giovane Jeffrey Beaumont trova in un campo un orecchio umano. Consegnatolo alla polizia, comincia ad interessarsi alle indagini che ne derivano, arrivando a nascondersi in casa di una cantante apparentemente coinvolta nel fatto, Dorothy Vallens. In casa della donna, Jeffrey viene a conoscenza della disperata situazione in cui Dorothy versa, ricattata da un violento gangster e costretta a sottomettersi alle sue perversioni per poter rivedere marito e figlio rapiti. Inevitabile che anche il ragazzo rimanga suo malgrado coinvolto nella vicenda.

Velluto blu nacque quasi per caso, da abbozzi di film rifiutati e progetti incompiuti. Alla ricerca di una sceneggiatura da poter proporre al produttore Richard Roth, Lynch disse, come battuta, che magari intrufolandosi nella casa di una ragazza di notte avrebbe potuto trovare gli indizi per un omicidio misterioso e così materiale per un buon film. L’idea fu presa seriamente e Lynch cominciò a lavorare a Velluto blu. Il titolo è preso dalla canzone Blue Velvet di Bobby Vinton, tema ricorrente del film, presente anche in una versione cantata da Isabella Rossellini. Il film è, come ogni altro del regista americano, un viaggio, nel caso particolare oltre la facciata del perbenismo delle cittadine di provincia. La scelta dell’orecchio come parte anatomica ritrovata nel campo non è affatto casuale: l’orecchio è un orifizio aperto direttamente sul cervello umano, una sorta di tunnel naturale per la mente, ed è attraverso questo passaggio che Lynch guida il protagonista nella sua avventura di detective amatoriale. Oltre la facciata di tranquillità e serenità risiede un turbinio di follie e malvagità nascosti all’occhio disattento, esattamente come sotto il prato inquadrato nella prima scena brulicano milioni di insetti affaccendati. Il Male, qui, è interpretato da uno splendido Dennis Hopper: il suo Frank Booth è folle, crudele, inquietante nelle sue involuzioni infantili. Nel copione originale, Frank si faceva di elio, in modo che poi nei momenti di recessione avesse anche una voce fanciullesca. Hopper insistette per cambiare l’elio in semplice gas (nitrito d’amile, chiamato nell’ambiente “popper”), così che non ci fosse niente di ridicolo o buffo nel personaggio: la scelta si è rivelata buona, grazie in primo luogo all’interpretazione dell’attore (anche se il lavoro che Hopper opera sulla voce del proprio personaggio è penalizzato dal doppiaggio). La Rossellini è splendida nella sua maschera tragica, un buon contraltare all’ingenuo e quasi fanciullesco Jeffrey di MacLachlan. Le canzoni principali del film, Blue Velvet di Vinton e In dreams di Roy Orbison, vengono ripetute allo sfinimento, con particolare insistenza nei momenti più crudi e duri del film, in un contesto in cui la nostalgia evocata assume ben altri toni e significati. Un capolavoro quasi geometrico che crea un’armonia assoluta di ambientazioni, musiche, attori e regia, con una fotografia magistrale che contrappone il rosso al blu nelle scene chiave, per poi riconciliarli sotto un sole consolatorio in cui tutto torna alla (almeno apparente) normalità. Considerato da alcuni (non ultimo il critico di Rolling Stone Peter Travers) il miglior film degli anni Ottanta, Velluto blu è indubbiamente uno dei film più riusciti di uno dei più fertili e geniali registi degli ultimi decenni.

TITOLO ORIGINALE: Blue Velvet

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