Ultimatum alla Terra

ULTIMATUM ALLA TERRA di Scott Derrickson. Con Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Kathy Bates, John Cleese. USA, 2008. Fantascienza.

Tratto dal romanzo Addio al padrone di Harry Bates, Ultimatum alla Terra è il remake dell’omonimo film di Robert Wise del 1951. Le autorità mondiali vanno nel panico quando un’enorme sfera atterra nel centor di Manhattan. Da questa, che si rivela essere un’astronave, esce Klaatu, un alieno con intenzioni apparentemente paifiche, che viene però accolto da un colpo di fucile. Soccorso e curato, Klaatu viene aiutato dalla dottoressa Benson a fuggire dal centro di detenzioni dove lo hanno rinchiuso e comincia a mettere in atto la missione per cui è stato mandato sulla Terra. Quale questa sia, lo scoprirà con orrore proprio Helen Benson, che si è offerta di accompagnarlo.

Si premette che qualsiasi confronto con lo splendido originale del ’51 sarebbe normalmente inutile ed assolutamente deludente, d’altra parte, il regista di questo nuovo Ultimatum alla Terra, Scott Derrickson, afferma di essere stato un grande fan di Wise e del suo film, di averlo conosciuto da studente e di aver voluto omaggiare l’originale con questo suo remake: date queste le premesse, un confronto è inevitabile. Confronto che, come prevedibile, va tutto a svantaggio di Derrickson: l’originale era più lento, quindi rifletteva di più, meno attento allo spettacolo e più focalizzato sul messaggio. Il remake, da parte sua, comincia con un’ennesima rievocazione/esorcismo dell’11/09, con l’oggetto volante non identificato che si dirige senza possibilità di essere fermato contro Manhattan, gli scienziati con le tute anti-radioattività che ricordano molto quelle dei pompieri inoltrarsi nel fumo bianco alzato dall’impatto e via dicendo. Il resto funziona bene solo nelle parti che già erano nell’originale, mentre arranca sulle aggiunte: la storia strappalacrime fra la Connelly ed il figliastro ha un’aria posticcia, quasi scollegata dal contesto, la seconda parte ricorda un po’ troppo La guerra dei mondi (di Spielberg, non di Haskin) e Independence Day per convincere del tutto, le simbologie messianiche di Klaatu dopo un po’ sono troppo insistite e quasi irritanti (fino ad arrivare alle “stigmate” formate dai mirini laser degli elicotteri), il finale è uno dei più brutti degli ultimi tempi. Sul cast niente da ridire: Reeves e la Connelly sono buoni protagonisti, non hanno difficoltà a sostenere tutto il film, anche se effettivamente il ruolo di Reeves non richiedesse troppi sforzi data la ritstretta gamma di espressioni previste; John Cleese, nonostante annunciato dai titoli coda come uno dei protagonisti, ha un ruolo che è poco più di un cameo, anche se uno dei più belli; Kathy Bates è la migliore attrice sullo schermo e quella che più incarna gli elementi di ideologia politica espressi nel film (sebbene molto blandamente); Jaden Smith, enfant prodige figlio di Will Smith, risulta essere il personaggio più odioso della pellicola. Anche l’aggiornamento delle tematiche ai giorni nostri, con la sostituzione della preoccupazione per la Guerra Fredda a quella per il riscaldamento globale e l’inquinamento, niente aggiunge e niente toglie al complesso, anzi: l’appello di pace e di cambiamento così vivido e forte nell’originale qui rimane sepolto sotto le tonnellate di effetti speciali della Weta Digital e si perde inesorabilmente in un ennesimo blockbuster identico agli altri. Peccato, perché al momento si avrebbe un grande bisogno di un Klaatu con una voce più possente, capace di risvegliare le coscienze. Di sicuto un’occasione sprecata, ma dati i precedenti è quasi un crimine.

TITOLO ORIGINALE: The Day the Earth Stood Still

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