El Mariachi

EL MARIACHI di Robert Rodriguez. Con Carlos Gallardo, Consuelo Gòmez, Jaime de Hoyos, Peter Marquardt. Messico, USA, 1992. Azione.

Primo lungometraggio di Robert Rodriguez, El Mariachi è il primo capitolo di una trilogia dedicata al chitarrista messicano del titolo. Un giovane musicista noto solo come il Mariachi arriva nella piccola cittadina di Acuña sperando di trovare un ingaggio. Qui, però, è in corso una guerra intestina nella banda criminale del boss Moco: il suo ex-socio, Azul, tradito e mandato in prigione dal primo, cerca vendetta ed uccide gli uomini di Moco con delle armi nascoste in una custodia da chitarra. Quando gli uomini di Moco trovano il Mariachi, lo scambiano per Azul e cominciano a dargli la caccia. Per salvarsi, il musicista si rifugia nel bar della bella Domino, che è anche l’amante di Moco. Il Mariachi e la ragazza si innamorano, ma questo non farà altro che compromettere la già critica situazione del ragazzo.

Quando Rodriguez girò El Mariachi, con soli 7000$ ed un cast di attori dilettanti, pensava di distribuirlo esclusivamente sul mercato ispanofono. Con sua sorpresa, invece, il film piacque anche alla Columbia Pictures, che decise di distribuirlo anche in America ed a livello internazionale. Da lì, il successo del piccolo film indipendente e del regista fu enorme: dopo aver vinto diversi premi all’Independent Spirit Awards, al Sundance Film Festival, al Deauville Film Festival ed in altri festival, Rodriguez divenne noto a livello internazionale e gli venne attribuita la fondazione di un nuovo genere, quello del cosiddetto burrito-western, oltre l’ispirazione di una nuova linea di condotta dei giovani produttori che cominciarono a guardare con occhio diverso le pellicole indipendenti. Indubbiamente, l’aspetto “trasandato” del film gioca a favore del suo fascino, sposandosi benissimo col contesto e con la trama, e perfino i vari bloopers, lasciati nella versione finale perché non c’erano abbastanza soldi per girare le scene più di una volta, divertono ma non trasformano il film in ridicolo. L’inizio è uno dei più antichi nella narrativa mondiale: l’equivoco, vero e proprio topos letterario e cinematografico. Rodriguez, però, costringe il proprio personaggio a diventare quello che lo credono essere, in un pirandelliano annientamento di identità che vede l’adattamento dell’io all’occhio esterno. La violenza è il linguaggio primario del film, ma è ancora ammantata da una poesia romantica che rende anche le sparatorie più improbabili epiche come un duello a fil di spada. Non ancora contaminato da Hollywood e con in mente ben chiaro il proprio retaggio culturale, Rodriguez confeziona un grande film, fatto di passione, di sangue, di adrenalina, di musica, di polvere, di piombo. Già in questo primo capitolo della Trilogia del Mariachi l’influenza di Sergio Leone e dello spaghetti-western in generale è chiara, specie nel confronto finale. Peccato che il giovane regista messicano abbia poi perso il proprio talento narrativo per strada…

TITOLO ORIGINALE: El Mariachi

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