C’era una volta in Messico

C’ERA UNA VOLTA IN MESSICO di Robert Rodriguez. Con Antonio Banderas, Johnny Depp, Salma Hayek, Mickey Rourke. Messico, USA, 2003. Azione.

Terzo capitolo delle avventure del Mariachi, C’era una volta in Messico è il sequel di Desperado. Ritiratosi dopo aver visto moglie e figlio uccisi, il killer conosciuto come El Mariachi viene reclutato da un agente della CIA, Sands, per uccidere il generalze Marquez, un corrotto ufficiale dell’esercito che mira ad un colpo di stato ed all’omicidio del presidente messicano ed è il responsabile della morte della famiglia del Mariachi. Sands però ha altro in mente: chiede al Mariachi di uccidere Marquez solo dopo che questi ha ucciso il presidente, e nel frattempo recluta altri assassini per portare avanti un proprio progetto.

Secondo le intenzioni di Rodriguez, questo terzo capitolo della sua serie di burrito western dovrebbe riflettere Il buono, il brutto, il cattivo, ultimo capitolo della ben più celebre (e sicuramente ben più valida) Trilogia del dollaro di Sergio Leone. Anche il titolo, suggerito da Tarantino, vorrebbe omaggiare altri due grandi capolavori del regista italiano, C’era una volta il West e C’era una volta in America. L’omaggio di Rodriguez, però, non va oltre qualche citazionismo pseudo-cinefilo ed il titolo stesso: C’era una volta in Messico condensa in sé tutto ciò che è il nuovo cinema inaugurato da Tarantino ed abbracciato dall’amico e collega messicano. Sparatorie, personaggi assurdi, iper-violenza e linguaggio da taverna è tutto ciò che occorre (?) al dinamico duo del cinema d’azione per fare un film. Nemmeno il cast all-star recrutato stavolta (a dimostrazione di quanto si sia ormai lontani dai fasti di El Mariachi) riesce a tenere su una pellicola che non ha niente da dare. Banderas passa quasi inosservato, con tutta l’attenzione sulla scena rubata dai comprimari; Johnny Depp è lasciato troppo libero, con troppo potere decisionale sul proprio personaggio (che alla fine ha rivoluzionato completamente rispetto allo script originale, improvvisando quasi ogni singolo dialogo sul set e plasmandolo a proprio piacimento), col solo risultato di avere una recitazione eccessivamente sopra le righe per tutto il film, un saccheggio smodato da vecchi film europei (Fantomas in primis) ed una completa concentrazione del protagonismo su un solo personaggio; Dafoe e Rourke gigioneggiano un po’ in ruoli più da comparse che da antagonisti; Salma Hayek ed Eva Mendes sono stupende, ma non basta certo a giustificare la loro presenza in una produzione senza significato. Qualche scena azzeccata, come la fuga dal balcone, ed una colonna sonora sui generis, curata da Robert Rodriguez in persona, poi il vuoto totale. Quello di Rodriguez si va sempre più configurando come un cinema autocompiaciuto ed autocompiacentesi, realizzato per un sadico divertimento che non vede una finalità alla violenza rappresentata ma che vede la violenza stessa come il fine ultimo dello spettacolo. E definirlo cinema è già troppo.

TITOLO ORIGINALE: Once Upon a Time in Mexico

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