Sulle tracce del terrore

SULLE TRACCE DEL TERRORE di Takashi Miike. Con Billy Drago, Youki Kudoh, Michie Itô, Toshie Negishi. USA, Giappone, 2006. Horror.

Tredicesimo film della prima stagione di Masters of Horror, Sulle tracce del terrore è tratto dal libro Bokkee Kyotee di Shimako Iwai. Il giornalista americano Christopher torna dopo anni in Giappone per ritrovare Komomo, una prostituta di cui si è innamorato e che vuole riscattare. La sua ricerca si interrompe quando un’altra donna di malaffare, sfigurata in volto, gli rivela che Komomo è morta. Ansioso di sapere cosa è successo all’amata, Christopher estorce alla donna il racconto degli eventi che hanno portato alla morte della ragazza, senza sapere di essersi imbattuto in una storia talmente raccapricciante da fargli pentire di essersi mai imbarcato per il Giappone.

Sicuramente, già è indicativo il fatto che, nonostante i tagli e le modifiche imposte da Mick Garris, creatore di Masters of Horror, la casa di distribuzione Showtime decise di non mandare in onda Sulle tracce del terrore, considerato troppo crudo e violento perfino per gli standard della serie. Il regista Takashi Miike, quasi sconosciuto in occidente, ha più volte dichiarato addirittura di essersi impegnato per ridurre al massimo gli elementi più disturbanti della vicenda, in modo da rientrare nella media delle televisioni americane. Resta da capire quale sia, nella mente del regista nipponico, lo standard sovraccitato: spilloni sotto le unghie e nelle gengive, torture bondage, articolazioni lussate, aborti manuali con feti morti in bella mostra, una tensione psicologica quasi insostenibile, questo ed altro rendono senza ombra di dubbio Sulle tracce del terrore il più impressionante e crudo degli episodi della serie. Nessuna sorpresa che sia stato distribuito solo in home video, quindi. Miike fa il verso a Cronenberg nella rappresentazione “carnale” e sanguigna della storia e nel senso di falsa sicurezza che crea all’inizio del film, solo un preludio ad un’esplosione di violenza quasi insostenibile. Fra gratuiti sadismi e posticcie riflessioni sulla natura umana, Miike provoca volutamente lo spettatore, oltrepassando ogni limite ed ogni tabù, dall’incesto al sadomasochismo. L’idea di fondo è quella di mostrare l’horror prima dell’horror: la storia da cui sia il film che il romanzo traggono ispirazione è una fiaba tradizionale giapponese, una rappresentazione della paura e del terrore prima che questi fossero codificati in un genere più o meno istituzionalizzato. L’anarchia rappresentativa è quindi la parola d’ordine, ma Miike non si accorge di ricadere negli stessi schemi che si è promesso di sovvertire: indipendentemente dalle origini e le finalità, i meccanismi dell’horror rimangono, per quanto estremizzati, sottolineati, compiaciuti. Un fallimento d’intenti, una gratuita dimostrazione di sadismo: quale sia il senso ultimo del film, dunque, rimane in dubbio. Solito triste plauso per le traduzioni italiane, che riescono a trovare titoli sempre più assurdi ed indisponenti in sostituzione degli originali.

TITOLO ORIGINALE: Imprint

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