Aurora

AURORA di Friedrich Wilhelm Murnau. Con George O’Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston, Bodil Rosing. USA, 1927. Drammatico.

Tratto dal racconto Die Reise nach Tilsit di Hermann Sudermann, Aurora è il primo film americano di Murnau. Un semplice contadino vive con la moglie in un paese di campagna. Quando una donna di città arriva al paese, l’uomo comincia con lei una relazione sentimentale. La donna gli propone di fuggire con lui in città, ma gli suggerisce di sbarazzarsi della moglie, prima, annegandola con la scusa di una gita in barca. Giunto il momento, però, l’uomo non riesce ad ucciderla, ma lei, spaventata, fugge fino in città. Desideroso di perdono e riconciliazione, l’uomo decide di seguirla.

Uno dei film storici più acclamati di sempre, considerato un’opera d’arte prima che un grande film, storicamente ed esteticamente un capolavoro: Aurora è uno dei film che più ha segnato la storia del cinema. Campione dell’espressionismo tedesco, Murnau viene chiamato da William Fox a Hollywood perché realizzi un film in America col suo stile. I risultati sono strabilianti: trovandosi a disposizione mezzi maggiori di quelli di cui disponeva in Germania, Murnau realizza un’opera grandiosa, un film che è prima di ogni cosa una lezione di vita e di arte. L’espressionismo trova libera espressione anche su suolo americano, e la scena della fiera, con i set giganteschi e le dimensioni delle persone stravolte dalla cinepresa, rimane nei manuali. Murnau affida la narrazione quasi completamente alle immagini, sfruttando poco o nulla i pannelli scritti (come del resto aveva fatto precedentemente con L’uomo che ride). La storia è una parabola dell’animo umano, un racconto di amore, odio, perdita, riconciliazione, rabbia, speranza, dolore, il tutto amalgamato con una sensibilità ed una magistralità uniche. Non c’è traccia di pietismo o sensazionalismo nel film, Aurora si pone come obiettivo solo (?) la rappresentazione, nuda e cruda, di quella che può essere la vita umana, nel particolare la vita di una coppia, all’apice di una crisi che sembra irrisolvibile. Il viaggio in treno è in questo senso magistrale, un viaggio non solo fisico, verso la città, ma morale, dall’odio alla riconciliazione, dall’errore al perdono, simboleggiato anche dal passaggio dalla notte al giorno. Gli attori, seppur con la mimica esagerata tipica del cinema muto, danno grande prova di sé, prestano il proprio corpo alla realizzazione di una storia che è di tutti. Alla primissima consegna degli Oscar, nel 1929, Aurora ne vinse ben quattro: Migliore Attrice Pragonista per Janet Gaynor, Migliore Fotografia a Charles Rosher e Karl Strauss, Miglior Film, Miglior Produzione Unica e Artistica (premio poi eliminato dalle versioni successive). Senza ombra di dubbio un grande film, uno dei più grandi, appassionante, commovente, universale.

TITOLO ORIGINALE: Sunrise: A Song of Two Humans

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