Braveheart – Cuore impavido

BRAVEHEART – CUORE IMPAVIDO di Mel Gibson. Con Mel Gibson, Sophie Marceau, Brian Cox, Catherine McCormak. USA, 1995. Storico.

Ispirato ai fatti storici realmente accaduti agli inizi del ‘300 in Scozia, Braveheart – Cuore impavido è valso a Gibson ben cinque Oscar ed un Golden Globe. Ai primi del ‘300, il giovane scozzese William Wallace, orfano di padre in seguito alle dure repressioni del re inglese Edoardo I nei confronti dei capi-popolo scozzesi, lascia la sua terra e parte con lo zio Argyle, che gli farà avere un’istruzione elevata ed un buon addestramento militare. Anni dopo, William torna al suo villaggio natale, che trova presidiato dagli inglesi. Inizialmente assiste impotente alle umiliazioni che gli scozzesi sono costretti a subire, ma quando sua moglie Murrion viene uccisa da un soldato inglese, Wallace si ribella pubblicamente all’Inghilterra. E’ l’inizio di una guerra che coinvolgerà tutta la Gran Bretagna.

Non solo la pioggia di Oscar (ben cinque: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Fotografia, Miglior Trucco e Miglior Montaggio Sonoro) ed il Golden Globe a Gibson come Miglior Regista, hanno fatto di Braveheart – Cuore impavido, un fenomeno del cinema contemporaneo, ma anche e soprattutto la sua presunta influenza sul referendum che si è svolto di lì a due anni in Scozia: sembra che gli scozzesi abbiano ripristinato il parlamento nel ’98 proprio perché toccati nella propria coscienza nazionale dal film di Gibson. Lasciando da parte i possibili commenti su una tale influenza della fiction sulla vita politica di una nazione, Braveheart è effettivamente un gran film. Per essere solo la sua seconda prova alla regia, dopo L’uomo senza volto, Mel Gibson mostra una familiarità con la cinepresa da esperto, riesce a cogliere al meglio i vari momenti del film, da quelli più romantici a quelli più drammatici, da quelli più goliardici a quelli più violenti e crudi, fino a quelli di pura ideologia e di epica posticcia, senza che si avverta un minimo senso di frammentarietà nella vicenda. Inutile soffermarsi sui (numerosissimi) errori storici: da sempre è impossibile replicare la Storia su pellicola (anche solo perché la vita privata dei protagonisti non è quasi mai narrata), e in ogni caso le esigenze di un film, anche se storico, sono diverse da quelle di un documentario, e la spettacolarizzazione rende necessari determinati cambiamenti, con fatti romanzati, altri inventati di sana pianta. Quello che invece passa e vuol passare è la lotta contro l’ingiustizia, per la libertà, per i diritti basilari dell’essere umano, per un trattamento equo, anche con qualche eccesso di retorica, ma indubbiamente con mezzi di sicuro effetto. Gibson sposa l’epica cavalleresca con la sanguinosità delle guerre moderne, attualizza i caratteri dei personaggi, rende immortali i principi che hanno mosso gli eventi di una determinata epoca storica e li rende assoluti. Già questo non è un lavoro da poco, ma la (quasi) perfezione tecnica che ne accompagna la realizzazione non è da meno: coreografie curate nel minimo dettaglio, effetti speciali più che realistici, una colonna sonora (firmata James Horner) mai fuori luogo e sempre coprotagonista, un cast in stato di grazia: in un modo o nell’altro, Gibson ha creato un film che spicca fra i migliori dell’ultimo secolo.

TITOLO ORIGINALE: Braveheart

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