La stella che non c’è

LA STELLA CHE NON C’È di Gianni Amelio. Con Sergio Castellitto, Tai Ling, Ha Hiu Sun, Xu Chungqing. Italia, Francia, Svizzera, 2006. Drammatico.

Tratto da La dismissione di Ermanno Rea, La stella che non c’è ha vinto un Premio Pasinetti (Sergio Castellitto, Miglior Interpretazione) alla Mostra del Cinema di Venezia. Quando un gruppo di industriali cinesi acquista un altoforno da un’acciaieria italiana che ha chiuso, il responsabile della manutenzione Vincenzo Buonavolontà chiede un po’ di tempo agli acquirenti, convinto che la macchina sia difettosa e desideroso di trovare il guasto. Quando Vincenzo trova il pezzo da cambiare, i cinesi sono già tornati in patria: per evitare incidenti sul lavoro, l’uomo si mette in viaggio per Shanghai, nella speranza di riparare la macchina.

Presentato a Venezia nel 2006 fra le ovazioni di pubblico e critica, La stella che non c’è si pone in modo anomalo rispetto al “normale” cinema italiano. Intimista, poetico, con tempi di ampio respiro ed una storia che è sottomessa alla recitazione, il film si rivela da subito non essere per tutti. La sensibilità di Amelio, che immerge i suoi personaggi in un viaggio che prima che essere fisico, in Cina, è interiore, in se stessi, non si cura di accontentare ogni tipologia di spettarore: la storia da raccontare c’è, ha il suo valore, niente quindi deve impedire il racconto, anche a costo di sacrificare la commerciabilità del film. A posteriori, ne vale assolutamente la pena: La stella che non c’è usa la nuova Cina industrializzata come strumento per una riflessione più personale, sul lavoro e sullo scopo della vita umana, sull’autorealizzazione e sui valori che devono guidare l’essere umano. Riferendosi alle stelle sulla bandiera cinese (che rappresentano i valori fondanti del paese), il personaggio di Castellitto commenta “Una ne manca, e molte altre ci sarebbero”: l’interrogativo non risolto sulla stella mancante, che può essere l’amore, la considerazione per la persona, il bene, l’altruismo, l’umanità in senso lato, è la vera anima del film, la Domanda. Castellitto prende sulle spalle tutto il peso del film, incarnando un personaggio dal nome parlante (che si chiami Buonavolontà non è certo una coincidenza), che vede il suo senso di responsabilità, il suo altruismo e la sua preoccupazione per la sorte altrui fermarsi davanti ad un muro di freddezza, egoismo, disumanità, che vanifica i suoi sforzi di rendere, nel suo piccolo, il mondo un posto migliore. Come una storia raccontata attorno al fuoco, La stella che non c’è ha tempi lenti, dilatati, quelli necessari ad un’introspezione accurata, ad una riflessione approfondita. Le musiche di Franco Piersanti accompagnano i personaggi principali quasi per mano, in una sinfonia di calma e quiete che nasconde solo un vuoto di fondo. Splendido.

TITOLO ORIGINALE: La stella che non c’è

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