Psycho

PSYCHO di Gus Van Sant. Con Anne Heche, Vince Vaughn, Viggo Mortensen, Julianne Moore. USA, 1998. Thriller.

Tratto dall’omonimo romanzo di Robert Bloch, Psycho è un remake del leggendario Psyco di Hitchcock. Dopo aver rubato un’ingente somma di denaro ad un cliente dell’ufficio immobiliare in cui lavora a Phoenix, Marion Crane fugge dalla città, per fermarsi la notte a dormire al motel gestito dall’ambiguo Norman Bates. Durante la notte, Marion viene assassinata mente sta facendo la doccia. Preoccupati, la sorella Lila ed il fidanzato Sam Loomis indagano sulla sua scomparsa, aiutati dal detective privato Arbogast, assunto dal cliente derubato. I tre si ritroveranno ben presto ad indagare sul Bates Motel, ignari della sconcertante verità che li aspetta.

Caso più unico che raro di remake shot-for-shot, Psycho è, nel senso più letterale del termine, un rifacimento dell’immortale classico di Hitchcock. Le intenzioni di Van Sant sono leggibili su due diversi piani, non escludentisi, entrambi in un modo o nell’altro confermati dal regista. Il primo, quello più ovvio, è quello dell’omaggio al maestro del thriller: considerando Psyco un capolavoro non perfettibile, Van Sant avrebbe preferito rigirarlo scena per scena, inquadratura per inquadratura, mantenendo quasi inalterata anche la colonna sonora di Bernard Hermann (lievemente riadattata da Danny Elfman), piuttosto che aggiungere del proprio al film (addirittura la scena del cameo di Hitchcock, quella alla finestra col cappello da cowboy, vede stavolta Van Sant apparire vestito allo stesso modo). La seconda interpretazione è quella della polemica contro la moda del remake, del considerare nuovo un film che è semplice rifacimento di altri, magari con l’aggiunta o la modifica di particolari infimi; con una riproposizione quasi calligrafica di Psyco Van Sant deride questo genere di mentalità, estremizzandola. In sé, l’esperimento è più che interessante: ogni singola inquadratura, perfino le tecniche di ripresa, sono riutilizzate completamente; le uniche differenze riscontrabili fra le due versioni stanno nella modernizzazione del contesto (quella di Van Sant si svolge negli anni ’80, quella di Hitchcock nei ’60) e nella resa decisamente più esplicita di alcune scene, con Van Sant che non ha alcun veto nel girare anche scene di nudo o di violenza, cosa impensabile nel 1960. Gli attori, imprevedibilmente, non fanno rimpiangere gli originali, con l’eccezione di Julianne Moore, che appare del tutto inadatta al ruolo che fu di Vera Miles. In particolare, Vince Vaughn stupisce nella sua versione di Norman Bates, inquietante e deviata quanto quella originale di Anthony Perkins, assolutamente imprevedibile da un attore di stampo principalmente comico. Tristemente inascoltata, la provocazione di Van Sant ha comunque un suo perché, più che condivisibile, ed ha il duplice effetto di rendere omaggio ad uno dei maestri assoluti del cinema contemporaneo. Anche quando copia in toto l’opera di un altro, Van Sant riesce ad essere geniale ed originale.

TITOLO ORIGINALE: Psycho

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1 Comment

  1. Che dire…a me invece questo remake non ha convinto per niente…!
    Preferisco di gran lunga l’originale, molto più inquietante. E soprattutto la faccia da pazzo di Anthony Perkins non è assolutamente paragonabile alla faccia da “bamboccione” di Vaughn….
    questo, ovviamente, a mio modesto parere…. 😉

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