Gran Torino

GRAN TORINO di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Christopher Carley, Ahney Her. USA, 2008. Drammatico.

Primo ruolo da protagonista per Clint Eastwood dopo quattro anni, Gran Torino ha vinto quattro National Board of Review Awards. Il vecchio reduce di Corea Walt Kowalski ha da poco perso la moglie: la sua vita si ritrova da un momento all’altro ad essere vuota, con una famiglia insensibile ed egoista, circondato da immigrati hmong che lui, razzista da dopo la guerra, odia cordialmente. Quando si ritrova per caso a salvare il vicino Thao da una banda giovanile, però, Kowalski si attira suo malgrado le simpatie della comunità hmong sua vicina, entrando poco a poco a far parte della loro vita. In particolare, l’uomo instaurerà un profondo rapporto col giovane Thao, più vicino a lui di quanto non lo siano i suoi veri figli.

Grande scandalo ha suscitato il fatto che Gran Torino non sia stato preso in considerazione per neanche un Oscar, indignazione più che comprensibile. A pensarci, però, la ragione può essere semplice: una volta che si prende in esame il film di Eastwood, non lo si può ignorare, non lo si può mettere in una graduatoria in gran parte decisa in principio, non lo si può considerare parte di un sistema. Perché quando Eastwood parla lo fa dalla sua prospettiva di vecchio americano che osserva una società che non gli appartiene più, che si chiede cosa del mitico Sogno Americano non abbia funzionato, che guarda e commenta, e lo fa sempre con una profondità ed una consapevolezza che non hanno eguali. Dopo Mystic River, il grande Clint torna a ribadire che non è più “tempo di Callaghan”, che è necessario un diverso approccio ai problemi della società (americana in particolare, ma il principio è applicabile su larga scala), che non è (più?) bene combattere la violenza con la violenza. Al vecchio poliziotto vigilante che l’ha reso leggendario, quindi, Eastwood sostituisce un anziano reduce disilluso, burbero, sociopatico, razzista, il cui sistema morale-valoriale appare in ogni caso migliore di quello dei parenti, talmente immersi in un mondo di pochezza ed egocentrismo da non sforzarsi neanche di capire, di accogliere, di amare, in ultima analisi. L’età di Kowalski non lo esclude comunque da un percorso di crescita, che investe ogni aspetto della sua vita: da quello spirituale, in una ricerca di Dio aperta e mai chiusa in Million Dollar Baby, a quello sociale, in un progressivo aprirsi all’altro ed al diverso, ad una riscoperta di un senso paterno (la figura del padre assente è uno dei topoi più ricorrenti nel cinema e nella letteratura d’autore americani) sopito ma mai morto del tutto. Ciò che colpisce di Gran Torino è la semplicità, il modo diretto di parlare al cuore ed alla mente di ogni spettatore, il coinvolgimento inarrestabile ed irresistibile in una vicenda umana che si cala in una realtà quotidiana cui tutti siamo abituati e non dovremmo. Fra qualche risata strappata da personaggi ai limiti del probabile (la nonna hmong ed il barbiere italiano su tutti), fra commozione e riflessione, Eastwood continua a raccontare quella che è la storia di un Paese, dei suoi abitanti, di come sia stato grande e di come ormai non lo sia più; ma la sua è anche una storia di persone, di anime, di incontri, un percorso di maturazione che è prima di tutto autobiografico, che vuole presentarsi e raccontarsi, nella speranza di toccare, di coinvolgere. Un capolavoro.

TITOLO ORIGINALE: Gran Torino

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...