Mortal Kombat – Distruzione totale

MORTAL KOMBAT – DISTRUZIONE TOTALE di John R. Leonetti. Con Robin Shou, Talisa Soto, Sandra Hess, Brian Thompson. USA, 1997. Fantastico.

Tratto dal celebre videogioco della Midway Mortal Kombat 3, Mortal Kombat – Distruzione totale è il sequel di Mortal Kombat. Nonostante le forze della Terra abbiano sconfitto Shang Tsung ed i suoi guerrieri, l’imperatore di Outworld, Shao Kahn, riesce comunque a passare il portale per il nostro mondo, cominciando ad invaderlo. La chiave di questo mistero sembra essere Sindel, la madre resuscitata della principessa Kitana: mentre Raiden si reca dagli Anziani Dei per segnalare la scorrettezza da parte di Outworld, Liu Kang e gli altri lottatori cercano di organizzare una disperata resistenza contro le forze nemiche. Il tutto prima che i due mondi si fondano, distruggendo per sempre la Terra.

Visto l’inaspettato successo del primo film, la New Line Cinema decise di produrne un seguito, con più personaggi, più effetti speciali, più combattimenti, in modo da incrementare tutti quegli ingredienti che avevano reso memorabile il primo episodio. Inutile a dirsi, senza Paul Anderson al timone, Mortal Kombat – Distruzione totale si è rivelato un fiasco sotto tutti i punti di vista. Mutuando la storia in larga parte dal terzo capitolo della serie videoludica di Boon e Tobias, Leonetti abbozza un intreccio di trama e poi dà libero sfogo ad un immaginario da spot televisivo, banalizzando ogni possibile risvolto e arrivando a vere e proprie contraddizioni logiche nella trama, senza contare i numerosi “buchi” di sceneggiatura e le incongruenze. In preda alla mania di inserire tutti (o quasi) i personaggi della serie, poi, gli sceneggiatori Brent Friedman e Bryce Zabel si ingegnano per trovare una parte seppur minima per ciascuno, riuscendo però solo ad appiattire tutti indiscriminatamente, eroi e villain, protagonisti e personaggi di supporto, confondendo ancora di più quel poco di trama che rimane e riducendo la maggior parte degli attori a pure comparse. Gli effetti speciali sono abusati all’inverosimile, il loro continuo utilizzo toglie gusto anche alle scene di lotta, banalizzando e rendendo alla fine inutili le coreografie di combattimento. Perfino la colonna sonora, indimenticabile nel precedente film, viene remixata da George Clinton e portata ad essere quasi irritante nella sua ripetitività. Il cast, costretto a dialoghi imbarazzanti e personaggi più piatti e bidimensionali di quelli del videogioco, fa quello che può per mantenere un minimo di credibilità, ma i risultati sono involontariamente comici. Mortal Kombat – Distruzione totale passa agli annali come tentativo perfettamente riuscito di affondare un franchise promettente.

TITOLO ORIGINALE: Mortal Kombat: Annihilation

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