Mortal Kombat – Il mito

MORTAL KOMBAT – IL MITO di Oley Sassone. Con Paolo Montalban, Daniel Bernhardt, Kristanna Loken, Jeffrey Meek. USA, 1998. Fantastico.

Basato sull’omonimo videogame della Midway creato da Ed Boon, Mortal Kombat – Il mito è il pilot della serie tv Mortal Kombat Conquest. Dopo aver vinto il mistico torneo di lotta Mortal Kombat ed aver sconfitto lo stregone Shang Tsung, il monaco Kung Lao torna sulla Terra per prepararsi alla successiva edizione del torneo. Il guerriero, però, non conoscerà pace: desideroso di vendetta, imprigionato dall’imperatore Shao Kahn per il suo fallimento, Shang Tsung cerca di uccidere l’eroe sguinzagliandogli contro alcuni tra i guerrieri più letali di Outworld, a partire dallo spettro Scorpion.

Film televisivo che raccoglie i primi due episodi della serie tv Mortal Kombat Conquest, Il guerriero eterno parte 1 e 2, Mortal Kombat – Il mito è nato sulla scia del successo del film di Anderson. L’idea di base è quella non di un sequel ai film cinematografici, ma di un prequel che anticipi di svariate centinaia di anni gli eventi di Mortal Kombat, raccontando le gesta tanto cantate ma mai conosciute del leggendario Kung Lao. Da un’idea che poteva rivelarsi interessante, un film che non riesce a sollevarsi dalla mediocrità. Certo, le tempistiche da serial televisivo hanno il loro peso nella costruzione di trama e personaggi, ed i mezzi a disposizione non sono certo quelli avuti da Anderson o Leonetti, ma quello che davvero manca alla base di Mortal Kombat – Il mito è una regia solida, che in molti altri film-pilota, come Star Trek – The cage o il più recente Battlestar Galactica, non è mancata. Gli interpreti aiutano a risollevare la qualità del film: Montalban non è certo un protagonista di grande spessore, ma i comprimari suppliscono alla sua mancanza di presenza scenica, specie Kristanna Loken, che di lì a poco sbarcherà al cinema. In particolare, convince Bruce Locke, che offre uno Shang Tsung perfino più incisivo e fedele all’originale di quello interpretato da Cary-Hiroyuki Tagawa nel film di Anderson. Le coreografie sono appassionanti e convincenti, merito di un budget ridotto che proibisce agli sceneggiatori di fare eccessivo affidamento agli effetti speciali, obbligandoli a basarsi sulle (non poche) risorse fisiche degli attori e degli stunt. Il ritmo è certo più lento di quello che ci si auspicherebbe da un prodotto del genere, e la regia di Sassone è più che scialba, ma il risultato finale è gradevole e assolutamente vedibile.

TITOLO ORIGINALE: Mortal Kombat Conquest

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