Sangue blu

SANGUE BLU di Robert Hamer. Con Dennis Price, Alec Guinness, Valerie Hobson, Joan Greenwood. GB, 1949. Commedia.

Tratto dal racconto Israel Rank di Roy Horniman, Sangue blu ha vinto un National Board of Review Award per il Miglior Attore (Alec Guinness). Louis Mazzini è figlio di una nobildonna fuggita dalla famiglia d’origine, i D’Ascoyne, per poter realizzare il suo sogno d’amore con un cantante italiano. Quando la donna muore, il figlio si vede rifiutato da parte dei D’Ascoyne non solo il riconoscimento della propria discendenza, ma anche la sepoltura della madre nel cimitero di famiglia. Louis comincia a coltivare un odio viscerale nei confronti dei nobili parenti, ed arriva a studiare un piano per ucciderli tutti, uno dopo l’altro, fino ad ottenere finalmene il titolo di duca che gli spetta e la vendetta per il trattamento riservato alla madre.

A ragione, Sangue blu è stato inserito dal British Film Institute fra i migliori cento film inglesi del XX secolo. Una black comedy spiazzante, il cui humor nero non cessa mai di stupire, sconvolgere, divertire. Hamer si trovò a dover fare diversi cambiamenti sul materiale originale, sostituendo la nazionalità del padre di Louis (che nel libro si chiamava Israel) da ebraica ad italiana, onde evitare le stesse accuse di anti-semitismo piovute sullo scrittore Horniman. Nel complesso, però, la cattiveria e la satira sociale del romanzo passano inalterate su pellicola, anzi, se possibile anche enfatizzandola. Price è un protagonista perfetto, freddo e calcolatore, la cui evoluzione (o involuzione, a seconda dei punti di vista) nel corso della storia appassiona e convince, nei limiti del possibile. La scena, però, è tutta per Alec Guinness, impegnato nella bellezza di otto ruoli diversi, di cui uno femminile: con una fluidità ed una naturalezza inimitabili, l’attore britannico riesce a passare da un personaggio all’altro cambiando carattere, movenze, posture, accenti e cadenze del parlato (tratto, questo, purtroppo penalizzato dal doppiaggio) arrivando a dare davvero l’impressione di otto diversi attori sulla scena. Sangue blu parte come riflessione sulla banalità del male, per poi arrivare con un finale, che è un colpo di frusta, alla stupidità del genio (o dell’arrogante, figure che comunque nel film si fondono). La freddezza con cui il giovane Mazzini (il cui nome nel Bel Paese è stato cambiato in Martinez per evitare uno stereotipo che avrebbe potuto indisporre il pubblico italiano) pratica l’ “arte dell’omicidio” è fra gli elementi più divertenti del film, che pur essendo caratterizzato da uno humor assolutamente ed inequivocabilmente inglese, si presta ad essere godibilissimo anche per un pubblico non britannico. Un capolavoro.

TITOLO ORIGINALE: Kind Hearts and Coronets

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