Discordia

DISCORDIA di Tobe Hooper. Con Sean Patrick Flanery, Marisa Coughlan, Ted Raimi, Brendan Fletcher. USA, Canada, 2006. Horror.

Tratto dal racconto Quella cosa infernale di Ambrose Bierce, Discordia è il primo episodio della seconda stagione di Masters of Horror. Lo sceriffo Kevin Reddle si ritrova improvvisamente a dover fronteggiare nella sua cittadina un’ondata di follia e violenza. Fin dalle prime manifestazioni dello strano fenomeno, Reddle si rende conto di non trovarsi davanti a fenomeni isolati, ma che la stessa ondata di pazzia omicida che tempo prima uccise i suoi genitori è tornata, ed è tornata per lui. Ora, la missione di Reddle è trovare e distruggere la causa dell’epidemia, e di proteggere la propria famiglia dalla cosa…e da se stesso.

Come Tobe Hooper sia riuscito a fare un film (?) del genere dal seppur mediocre racconto di Bierce, è un assoluto mistero. Quella cosa infernale di Bierce rievocava atmosfere e tematiche lovecraftiane, fra misteri dell’oltrespazio e colori mai visti, fino ad un crescendo di follia. Discordia di Hooper non è capace di evocare né di raccontare niente, non colpisce, non sconvolge, non appassiona. A conti fatti, Discordia è a malapena un film: l’inesistente trama realizzata da Richard Matheson, discendente del celebre scrittore di fantascienza, si limita ad una carrellata di fatti di sangue legati da un sottilissimo ed assolutamente incomprensibile filo, con personaggi a malapena abbozzati e pretestuosi rimandi all’horror politico di Romero ed emuli. Il finale, poi, è quanto di più assurdo ed improbabile si potesse trovare, con una creatura erroneamente manifesta (quando impareranno, gli americani, che a volte è meglio non far vedere proprio tutto?), le cui azioni non fanno che aumentare la confusione generale e l’impressione, latente ma quanto mai presente, di insensatezza generale. Gli attori arrancano da una parte all’altra della scena senza sembrare essi stessi un minimo consapevoli di cosa stiano girando: Flanery è palesemente un pesce fuor d’acqua, e le direttive di regia non lo aiutano certo a capire come rappresentare il proprio personaggio; la Coughlan passa dall’isteria pura alla materna protettività senza soluzione di continuità, e dare la colpa alla “Cosa maledetta” senza poi chiarire cosa sia o perché faccia ciò che faccia, mascherando il tutto da riflessione sulla follia umana, è una pura presa di giro. Uno dei peggiori episodi di MoH, che contribuisce enormemente ad affossare Hooper e la sua (ormai discendente) carriera. Il titolo italiano merita un premio al “miglior eufemismo”.

TITOLO ORIGINALE: The Damned Thing

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