Il nome della rosa

IL NOME DELLA ROSA di Jean-Jacques Annaud. Con Sean Connery, Christan Slater, Ron Perlman, Valentina Vargas. Germania, Italia, Francia, 1986. Giallo.

Tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco, Il nome della rosa ha vinto numerosi premi, fra cui quattro David di Donatello, tre Nastri d’Argento ed un Premio César. 1327: il monaco francescano Guglielmo di Baskerville, accompagnato dal novizio Adso da Melk, viene convocato in uno sperduto monastero benedettino per un importante concilio. Durante la sua permanenza, misteriose morti colpiscono i frati del monastero: non dando affidabilità alle visioni demoniache ed apocalittiche di alcuni dei monaci, l’aristotelico Guglielmo decide di risolvere il mistero usando esclusivamente il proprio ingegno e la propria logica.

Trarre un film da uno dei romanzi più acclamati degli ultimi decenni, il cui autore peraltro è uno scrittore colto, profondo e sfaccettato come Eco, non è certo impresa semplice. Di questo è ben consapevole Annaud, che ha impiegato ben cinque anni solo per la pre-produzione de Il nome della rosa. Merito di Annaud, nello specifico, è stato quello di accorgersi dell’impossibilità materiale di portare sul grande schermo tutte le riflessioni culturali e filosofiche del romanzo, costruendo il proprio film sul giallo in sé e poco altro: le speculazioni filosofiche di Eco si riducono ad un frammento di dialogo con padre Jorge alla fine del film, personaggio peraltro ridotto ad un “cattivo” canonico, privatto delle sfaccettature originali e di una classificazione morale meno netta. Sean Connery è un ottimo Sherlock Holmes ante litteram, ed il suo Guglielmo da Baskerville è affascinante ed ironico, pur mondato dai suoi aspetti più ossessivi e maniacali. Anche il resto del cast è all’altezza, a partire da un imbranato e simpatico Christan Slater, buona spalla, archetipo del giovane eroe in formazione. Gli attori convocati per la parte dei benedettini hanno tutti facce rigorosamente pasoliniane, quasi a ribadire un concetto assolutamente di parte e storicamente incorretto di un Medioevo “brutto e cattivo”, oltre che oscurantista. Sebbene appaia per poco, troneggia F. Murray Abrahms, che nei panni dell’inquisitore Bernardo Gui dà prova di un’austerità ed una possenza scenica inimitate nel film. Oltre che epurare il film dei numerosi riferimenti e simbologie massoniche presenti nel romanzo, Annaud decide anche di cambiare il finale, inserendone uno decisamente più consolante, quasi positivo, “provvidenziale”, che, sebbene possa ledere la qualità generale del film, indubbiamente ha il merito di renderlo più avvicinabile da un pubblico più vasto. Cameo per il giovanissimo e sconosciuto Kim Rossi Stuart, nonché una delle prime apparizioni di Ron Perlman, già uno dei migliori attori sulla scena, nei panni dello straziante e commovente Salvatore. Un giallo piuttosto comune e regolare, Il nome della rosa è arricchito da splendide ambientazioni e da un’atmosfera decadente e decadentista che canta alla fine di un’epoca, ma anche di un intero modo di vedere il mondo. Non certo un capolavoro, ma migliore di quanto avrebbe potuto essere.

TITOLO ORIGINALE: Der Name der Rose

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1 Comment

  1. Credo che ad Annaud vada dato proprio il merito di non aver cercato di fare un film troppo legato allo splendido libro di Eco, a mio parere impossibile da portare sullo schermo. ne esce fuori un giallo delizioso ed appassionante, con un ottimo Connery

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