Serenity

SERENITY di Joss Whedon. Con Nathan Fillion, Summer Glau, Chiwetel Ejiofor, Adam Baldwin. USA, 2005. Fantascienza.

Tratto dalla serie televisiva Firefly di Joss Whedon, Serenity ha vinto un Saturn Award, uno Hugo Award, un SFX Award ed un Nebula Award. 2052: la Terra è stata abbandonata per via della sovrappopolazione, e gli umani si sono divisi in decine di colonie. La maggior parte di esse sono dominate dalla dispotica Alleanza Planetaria, le restanti sono considerate fuori legge. Proprio dall’Alleanza stanno scappando il medico Simon Tam e sua sorella River, un’ESP molto potente. I due vengono salvati dall’equipaggio della Serenity, un gruppo di mercenari sotto il comando di Mal Reynolds. L’Alleanza, però, tiene molto ai poteri di River, e farà di tutto per riprendersela…

Dopo i successi di Buffy l’ammazzavampiri ed Angel, Joss Whedon realizzò anche una serie tv di fantascienza, Firefly, che non ebbe però il successo sperato e fu cancellata dopo il quindicesimo episodio. Con Serenity, Whedon ha voluto dare una conclusione, sebbene il finale sia fra i più aperti, al proprio telefilm. L’idea di base in Serenity è quella di una fantascienza politicizzata, di una politica, però, molto semplicistica ed ingenua, che si limita ad un lungo discorso su quanto sia bella e importante la libertà e quanto sia necessario difenderla. L’immaginario fantascientifico, poi, è gioco forza mutuato da Blade Runner, Star Wars e perfino Il Signore degli Anelli, nel tentativo di fondere il fascino di più culture in un solo mondo (si va dai pianeti modello Far West fino a quelli che sembrano una Shangri-La spaziale). Il merito principale di Serenity è quello di essere accessibile anche ad un pubblico che non conosca la serie televisiva, aiutato da frettolosi riassunti e dialoghi esplicativi; il suo limite più grande è invece il non sapere quando fermarsi. Se la prima parte scorre bene, interessante, brillante, fra inseguimenti appassionanti e coreografie di lotta improbabili quanto divertenti, la seconda arriva troppo fuori tempo massimo, la verve si è già esaurita da un pezzo, e per quasi tutta la seconda ora il film arranca alla ricerca di un lieto fine che ha la decenza di sapere che non può arrivare. Sarebbe bastato, a Whedon, di rinunciare a quel poco di velleità politico-sociali, piuttosto banali e scontate, inserite quasi per forza, e limitarsi all’aspetto più ludico della vicenda, per avere un buon film, non certo un capolavoro, ma del tutto piacevole: dalla scoperta del pianeta Miranda in poi, si avverte un forte calo di tensione che, tutto sommato, riesce a rovinare l’intero finale del film. Nel complesso, comunque, Serenity appartiene ad un tipo di fantascienza giocosa, chiassosa, divertente e non troppo impegnata, vedibile sebbene vistosi limiti.

TITOLO ORIGINALE: Serenity

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