2001: Odissea nello spazio

2001: ODISSEA NELLO SPAZIO di Stanley Kubrick. Con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Margaret Tyzack. GB, USA, 1968. Fantascienza.

Tratto dal racconto di Arthur C. Clarke La sentinella, 2001: Odissea nello spazio ha vinto un Oscar, tre BAFTA, un David di Donatello e molti altri premi. 2001: su una base lunare viene rinvenuto un antichissimo monolito sepolto sul satellite. Appena riportato alla luce, questo manda un segnale in direzione di Giove. Un gruppo di ricercatori viene mandato quindi in espolrazione su Giove per scoprire qualcosa di più sul monolito. Tre di loro rimangono in stato d’ibernazione durante il viaggio, mentre i rimanenti due, Bowman e Poole, si intrattengono con la compagnia del supercomputer HAL 9000. Una crisi esistenziale dell’intelligenza artificiale renderà il viaggio più pericoloso del previsto.

Considerato da molti il miglior film di fantascienza di tutti i tempi, quando non il miglior film in assoluto, 2001: Odissea nello spazio è certo uno dei più “densi” e impegnati della filmografia kubrickiana. Gli elementi fantascientifici in sé sono rappresentati in maniera assolutamente realistica: le scene nello spazio aperto si svolgono nel più assoluto silenzio, non potendosi propagare il suono, la gravità artificiale è rappresentata secondo le specifiche della NASA ed i movimenti a gravità zero sono lenti ed impacciati come dovrebbero. In questo contesto quasi asettico di pura scienza irrompe l’elemento mistico, più sovrannaturale che extraterrestre: il Monolito. Fermo restando che Kubrick ha volutamente realizzato un film ermetico, tale da arginare la percezione cosciente per far leva direttamente sulla sfera emotiva/subcosciente, è comunque possibile azzardare una lettura del film, che avrebbe l’unico difetto di non essere assolutamente certa ed, anzi, di dover rivaleggiare con decine di altre altrettanto credibili. Il Monolito che da novello Prometeo porta la razionalità agli umani è filtrato attraverso il pessimismo cosmico che caratterizza il regista americano: il primo atto di assoluta razionalità che l’ominide compie è l’omicidio, la sopraffazione di un soggetto più debole; tutta l’evoluzione della specie dal proto-uomo all’era spaziale è vista come un miglioramento delle tecniche che l’uomo ha a disposizione per sopraffare i propri simili, ben rappresentato dalla visivamente affascinante trasformazione dell’osso lanciato in aria in una stazione spaziale. Come sembra confermare la colonna sonora (Also sprach Zarathustra di Strauss), 2001 è un film nietzschano. Tutto il percorso, l’odissea, appunto, di Bowman, è la nascita del superuomo, dello Übermensch, riproposto esattamente come nell’opera nietzschana attraverso la metamorfosi in bambino, qui feto cosmico: un uomo che è ormai oltre l’uomo stesso, che è nel cosmo perché è il cosmo. Anche la “crisi esistenziale” di HAL 9000, diviso fra due programmazioni contrastanti, è riassuntivo de La volontà di potenza, in cui Nietzsche parla di nichilismo debole e forte: HAL 9000 giunge al totale nichilismo, alla sola certezza della propria esistenza, che esclude l’altrui e che rappresenta l’universo intero; alla certezza precedente, la programmazione della coscienza debole, il supercomputer sostituisce una religione basata su se stesso: è il nichilismo debole che non è capace di andare oltre la paura, oltre l’incertezza. Sotto questo punto di vista, 2001: Odissea nello spazio è un monumento all’antipositivismo, al nichilismo attivo, al superomismo, al pessimismo cosmico; ciò che lo rende un capolavoro, però, è la sua capacità di offrire sempre nuovi spunti ad ogni nuova visione, un film talmente ricco da non esaurirsi mai sotto una visione sola.

TITOLO ORIGINALE: 2001: A Space Odyssey

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