Il cartaio

IL CARTAIO di Dario Argento. Con Stefania Rocca, Liam Cunningham, Adalberto Maria Merli, Silvio Muccino. Italia, 2004. Thriller.

Uno dei film più criticati di Argento, Il Cartaio ha ricevuto una nomination al Nastro d’Argento (Migliore Scenografia). La poliziotta Anna Mari viene contattata da uno squilibrato, che si fa chiamare “il Cartaio” per via della sua passione per le carte: questi le propone un’insolita partita di video poker, in cui la posta in gioco è la vita di una ragazza rapita. Il Cartaio vince la partita, e la polizia assiste inerme all’omicidio della giovane: questo però è solo l’inizio di una serie di rapimenti che vedranno sempre il misterioso Cartaio sfidare la polizia romana, in aiuto della quale arrivano il detective inglese John Brennan ed il giocatore di poker fuoriclasse Remo.

Come ogni film recente del regista romano, Il Cartaio ha diviso la critica ed il pubblico in due parti nette: chi, da una parte, ancora fedele al maestro per i fasti del suo passato registico, continua a vedere la sua mano anche in un film del genere ed esalta Il Cartaio come nuovo capolavoro di Argento, e chi, dall’altra, proprio in nome dei capolavori degli anni ’70 e ’80, non può fare a meno di disprezzarlo. Con Il Cartaio Argento prosegue sul sentiero intrapreso con Nonhosonno nel suo ritorno al giallo/thriller, memore forse dei suoi primi successi; purtroppo, non solo i tempi ormai sono diversi per tentare di ricostruire un genere assolutamente legato alla propria epoca, ma anche il regista è cambiato, come sono cambiati il suo stile, la sua visionarietà, la sua ispirazione. Il film tenta un approccio realistico al classico tema della sfida fra serial killer e polizia, ma il realismo si traduce in un approccio visivo che ricorda un incrocio fra telegiornale e serial televisivo. Di realistico, poi, rimane veramente poco, con una sceneggiatura (firmata Argento e Ferrini) che inserisce un elemento improbabile dietro l’altro e che, mancando il surrealismo di opere come Inferno o Phenomena, porta il film solo verso il ridicolo. Improponibili gli attori: fermo restando che Argento ha sempre dichiarato di non essere interessato alla qualità della recitazione, che vede come un accessorio puramente facoltativo alla storia da raccontare, non si può non rabbrividire davanti ad uno spettacolo simile, che vede attori anche normalmente capaci, come Stefania Rocca, mangiarsi interi dialoghi e muoversi come automi, forse spaesati dall’assurdità dell’intreccio. In tutto il film, si salva solo una scena, l’unica puramente argentiana, probabilmente una citazione da Il segno del comando di Daniele D’Anza: quella in cui uno sventurato Muccino insegue una splendida ragazza per i vicoli romani, in un crescendo di frenetica claustrofobia, fino al climax in cui il Cartaio finalmente entra in scena ed elimina uno dei personaggi più improponibili del film. Non ci sbilanciamo fino a considerare finita la carriera di Argento: di sicuro, però, la strada da seguire per far anche solo scorgere l’impronta del maestro di Suspiria e Profondo rosso non può che essere un’altra.

TITOLO ORIGINALE: Il Cartaio

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