La terra dei morti viventi

LA TERRA DEI MORTI VIVENTI di George A. Romero. Con Simon Baker, John Leguizamo, Asia Argento, Dennis Hopper. USA, 2005. Horror.

Seguito de Il giorno degli zombi, La terra dei morti viventi ha ricevuto sette nomination per vari premi, compresi due Saturn Award. I morti viventi hanno ormai conquistato il mondo: i pochi umani superstiti si sono rinchiusi in città fortificate, divise fra i ricchi cittadini che vivono come signori nella parte centrale piena di agi e tecnologie avanzate, e fra quelli più poveri che vivono nelle periferie, in preda alla miseria e più esposti all’attacco degli zombi. In una delle più grandi roccaforti, Pittsburgh in Pennsylvania, il governatore Paul Kaufman manda ciclicamente mercenari fuori dalla città per procurarsi viveri per i cittadini agiati ed uccidere qualche zombi. Ma i morti si stanno evolvendo…

In quello che, almeno da un punto di vista cronologico, è l’ultimo capitolo della saga degli zombi di Romero, il regista americano dà un ultimo, violento scossone alla società americana. Nonostante siano passati vent’anni da Il giorno degli zombi, Romero dimostra di non avere perso lo smalto né l’intelligenza, e realizza un altro grande film, un altro punto fermo dell’horror politico. Stavolta, gli zombi assumono per la prima volta un’identità etnica/sociale, incarnano le classi disagiate e le razze discriminate ed i popoli in via di sviluppo, sono fautori di una (stavolta) legittima rivolta contro il potere capitalistico che li usa come risorsa economica e minaccia la loro esistenza. Ne La terra dei morti viventi, poi, sono riscontrabili moltissime critiche alla presidenza Bush (incarnato da uno splendido ed odioso Dennis Hopper), dalla sua guerra al terrorismo ai principi cardine della globalizzazione, dalla sopraffazione gratuita di popoli più deboli alla “pace imposta”. Anche gli zombi, diventando una forza sociale, hanno stavolta un leader: il Big Daddy di Eugene Clark, un benzinaio, un proletario, che solleva le masse e le guida alla riscossa con un unico, straziante grido di rabbia; seguendo la costante romeriana che vede in ogni suo film l’eroe principale essere un uomo di colore, starebbe proprio al capo degli zombi stavolta il ruolo. Se, poi, ne La notte i morti riecheggiavano gli spettri del Vietnam e l’ipocrisia borghese, in Zombi gli eccessi del consumismo e ne Il giorno gli orrori militaristi di Reagan, ne La terra sono tutto questo ed altro ancora, sono tutti i problemi che l’America ha pensato di accantonare, di ignorare, continuando a vivere nelle proprie fortezze di beni materiali e di tecnologie all’ultimo grido: ecco perché, nonostante l’incedere lento e strascicato, è impossibile sfuggire ai morti; i problemi non affrontati ma semplicemente ignorati sono destinati a distruggerci (fagocitarci), indipendentemente dal tempo che impiegano. Questa è la prima volta che Romero usa il CGI per gli effetti speciali ed un cast non composto da illustri sconosciuti, ma né l’uno né gli altri influiscono negativamente sul film. Una denuncia gridata, esasperata, mai arresa: il cinema di Romero si riconferma come fra i più intelligenti, pensati ed incisivi dell’horror di tutti i tempi. Cameo per il mago degli effetti speciali Tom Savini (che riprende, versione zombi, il suo personaggio di Zombi) e per gli autori de L’alba dei morti dementi Simon Pegg e Edgar Wright.

TITOLO ORIGINALE: Land of the Dead

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