In Bruges – La coscienza dell’assassino

IN BRUGES – LA COSCIENZA DELL’ASSASSINO di Martin McDonagh. Con Colin Farrell, Brendan Gleeson, Clémence Poésy, Ralph Fiennes. GB, Belgio, 2008. Drammatico.

Ispirato alla commedia di Harold Pinter Il calapranzi, In Bruges – La coscienza dell’assassino ha vinto un Golden Globe, un BAFTA ed un British Independent Film Award. I due killer irlandesi Ray e Ken vengono mandati dal loro capo nel piccolo paesino di Bruges, in Belgio, dove dovranno attendere ulteriori istruzioni. Se Ken si trova a proprio agio nel villaggio quasi da fiaba in cui si ritrovano, Ray si mostra da subito insofferente, nervoso, ansioso di tornare in città e, soprattutto, di mettere a tacere la propria coscienza, messa a dura prova da quella che è stata la sua prima esperienza come sicario.

Sicuramente una commedia anomala, quella di McDonagh, presentato al Sundance Film Festival del 2008 e che è riuscito ad ottenere anche una nomination agli Oscar 2009 come Miglior Sceneggiatura Originale (premio vinto poi da Milk). Difficile da raccontare, spesso difficile da capire, In Bruges – La coscienza dell’assassino non ha certo uno sviluppo lineare, né per altro una trama vera e propria, ma si limita ad osservare quasi con discrezione le (dis)avventure di due killer trapiantati improvvisamente in un contesto a loro del tutto estraneo, quello della splendida cittadina medievale di Bruges. Qui, bene o male, i due si trovano costretti a guardarsi dentro, ad interrogarsi sulle proprie scelte e sulle proprie vite. Al centro del film principalmente il dramma di Ray, killer ottimamente interpretato da Colin Farrell, che ha sulla coscienza un prete ed un bambino, ma che appare comunque più capace del più anziano collega Ken (splendido Gleeson) di ricostruirsi una vita. Fra scene oniriche a metà fra Herzog e Fellini ed un citazionismo che guarda in modo particolare A Venezia…un dicembre rosso shocking di Roeg ed a L’infernale Quinlan di Welles, In Bruges rimane sempre a cavallo fra più generi, in una commedia amara che lascia spazio a scene di azione e drammi esistenziali. I personaggi di contorno sono talmente grotteschi da ricordare le inquietudini di un Bergman o di un Lynch: dall’attore nano di Jordan Prentice al ladro imbranato di Jérémie Renier, passando per il turista canadese di Zeljko Ivanenko fino al villain del film, lo squilibrato e spietato Harry Waters interpretato da Ralph Fiennes, ulteriore tocco di follia ad un contesto assolutamente eterogeneo, in una cacofonia di voci talmente discordanti fra di sé da riuscire a formare un’armonia unica ed originale. A tratti lento, ad altri quasi incomprensibile, In Bruges – La coscienza dell’assassino rimane comunque un’ottima prova di regia, di sceneggiatura, di interpretazione: scivolando pian piano in quel che rimane della coscienza dei due killer, fra scene assolutamente incredibili (si prenda ad esempio quella nel parco) e personaggi ai margini di un’esistenza priva di qualsivoglia ottimismo, lo spettatore si ritrova volente o nolente appassionato ad una vicenda che fra monotonia e momenti assolutamente fuori dall’ordinario riesce a coinvolgere. Se non altro, un film decisamente interessante.

TITOLO ORIGINALE: In Bruges

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