Spettro

SPETTRO di Mateo Gil. Con Juan José Ballesta, Natalia Millán, Jordi Dauder, Miguel Rellán. Spagna, 2007. Horror.

Sesto episodio della serie Film per non dormire, Spettro è il quinto film di Mateo Gil. Dopo la morte della moglie, il sessantenne Tomás riceve dal villaggio natale, in Spagna, una carta dei tarocchi: un messaggio legato ad un passato che vuole dimenticare. Ansioso di scoprire chi è il mittente, Tomás torna in Spagna, alla ricerca dei vecchi amici che con lui hanno condiviso una spaventosa avventura. Da ragazzi, infatti, i tre si infatuarono di Moira, una bella straniera venuta a vivere nel paese. Col tempo, l’innamoramento di Tomás era diventato una vera e propria ossessione, ostacolata dalla bigotteria dei paesani che vedevano Moira come una strega…

Dato il grande successo degli americani Masters of Horror, lo spagnolo Serrador ha avuto l’idea di realizzare, assieme ad altri registi iberici, Peliculas para no dormir, una serie di film analoga che avrebbe riunito i migliori autori horror di Spagna, inserendosi sulla falsariga di Historias para no dormir, una sorta di Ai confini della realtà spagnolo creato proprio da Serrador negli anni ’60. Quello di Mateo Gil, conosciuto principalmente come sceneggiatore, è un episodio anomalo: lontano dai canoni consueti dell’horror, specie dell’horror spagnolo, Spettro preferisce la via del dramma psicologico. Più che la stregoneria e la follia dei paesani, quindi, all’attenzione di regista e spettatore sta la formazione del protagonista Tomás, fra le prime turbe adolescenziali ed i rimorsi di coscienza che lo tormentano da vecchio, in un passato che non vuole farsi dimenticare. Lo sguardo intimista del film, però, appesantisce notevolmente il tutto, e la durata assolutamente esigua (poco più di 80 minuti) risulta interminabile anche agli occhi dello spettatore meglio disposto. La trama, pur essendo ben raccontata con passaggi temporali studiati in modo da far scivolare progressivamente il villaggio/Tomás del presente in quelli del ricordo, stenta però ad appassionare, senza contare che l’elemento “mostruoso” del film, rappresentato più dalla madre bigotta di Tomás che dalla strega Moira, scivola decisamente sul ridicolo, grazie ad un anticlericalismo non pensato, che vede dei cittadini spagnoli degli anni ’60 comportarsi alla stregua di contadini medievali. Si aggiunga a ciò una recitazione che a più riprese lascia a desiderare, e si ottiene solo un film fondamentalmente noioso, senza mordente e, sebbene salvato in extremis da un finale squisitamente metafisico-temporale, non lascia traccia. Come conclusione della serie, abbastanza magra.

TITOLO ORIGINALE: Regreso a Moira

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...