Drag Me to Hell

DRAG ME TO HELL di Sam Raimi. Con Alison Lohman, Justin Long, Lorna Raver, Dileep Rao. USA, 2009. Horror.

Presentato al Festival del Cinema di Cannes del 2009, Drag Me to Hell segna il ritorno di Raimi al genere che ha reso celebre. Christine Brown è una giovane impiegata di banca, in lizza per una promozione a vicedirettore. Nel tentativo di far colpo sul direttore, Christine si trova a rifiutare un prestito ad una vecchia zingara che sta per essere sfrattata. La sera stessa, la donna aggredisce Christine e le scaglia un’antica maledizione: per tre giorni, la ragazza sarà perseguitata dalla Lamia, un antico e potente demone, che allo scadere del terzo giorno la trascinerà all’Inferno, dove la sua anima brucerà per l’eternità. Per Christine comincia una corsa contro il tempo per liberarsi dalla maledizione…

Era dal ’93 che Raimi non tornava a cimentarsi con il suo genere, quello strano amalgama di horror, splatter cartoonesco e commedia grottesca che l’aveva consacrato nell’empireo dei cineasti indipendenti con La casa e seguenti. La preoccupazione dei fan, legittima, era che, dopo la trilogia di Spider-Man, dopo essere cioè entrato nel mondo dei blockbuster, Raimi fosse incapace di riproporre un bell’horror al pubblico. Drag Me to Hell è senz’altro superiore alle aspettative dei più pessimisti, anche se non è certo ai livelli della saga di Evl Dead. Senz’altro un regista di mestiere, Raimi riesce egregiamente a gestire tempi, tensioni, aspettative, ed il ritmo del film non fa certo difetto. Fra scene terrificanti ed altre assolutamente grottesche, a metà fra La notte del demonio ed i cartoni dei Looney Toones, Drag Me to Hell finisce con l’essere una piccola perla per i cinefili, ricca di citazioni e di rimandi, capace di presentare scene già cult (tanto per citarne un paio, la seduta spiritica con la capra parlante ed il posseduto ballerino, e la lotta nel garage con tanto di conclusione alla Willy il Coyote), ma sempre sull’orlo dell’autocelebrazionismo fine a se stesso. Sì, perché fra disgustosi e ricorrenti fiumi di liquami vari vomitati in faccia a chiunque (specie alla povera protagonista) e velatissimi richiami ad una critica più de iure che de facto al sistema capitalistico, Drag Me to Hell rimane quello che è: una pausa che Raimi si è preso dalla grande Hollywood per potersi divertire con il suo genere preferito. I risultati sono più che pregevoli, specie considerando i tristi emuli del “comic horror”, ma non hanno comunque niente da aggiungere alla filmografia del regista, che rimane un po’ troppo seduto sugli allori della propria fama. Detto questo, Drag Me to Hell rimane comunque uno dei migliori horror dell’anno: un uso magistrale della colonna sonora (“a mosaico”, come piace a Raimi), un cast adattissimo (specie la disgustosa e cattivissima Lorna Raver, che interpreta la zingara Ganush) ed un mostro discreto abbastanza nelle sue apparizioni da spaventare davvero. Una sequenza iniziale politicamente scorretta apre la strada ad un finale che, per quanto prevedibile, ribadisce un messaggio che a Hollywood è bene non si dimentichi: nonostante i blockbuster, gli Spider-Man, i miliardi, Raimi è e rimane Raimi, uno che fa alla sua maniera, e ci riesce ancora benissimo.

TITOLO ORIGINALE: Drag Me to Hell

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6 Comments

  1. Si devo dire che concordo con te, anche se per la verità il film a me è piaciuto molto. Credo un po’ più che a te, ma forse questo si deve anche al fatto che io la filmografia di Raimi SPiderman a parte la conosco poco. Ho visto solo L’armata delle tenebre e Soldi sporchi.
    Appena ho tempo e voglia devo recuperare i primi due capitoli di Ash, ma per il momento sazio di horror.
    Ciao
    P.S. che intendi per sequenza iniziale politicamente scorretta?

  2. "nonostante i blockbuster, gli Spider-Man, i miliardi, Raimi è e rimane Raimi, uno che fa alla sua maniera, e ci riesce ancora benissimo"

    Possiamo dirlo alla grande, e questo straordinario divertissment orrorifico come lo era stato la saga de La casa, ce lo dimostra ampiamente.

  3. @pilloledicinema
    Beh, di solito una delle regole ferree del cinema "commerciale" americano è "Mai uccidere i bambini", che anzi arrivano sempre a salvarsi nelle maniere più assurde. In DRAG ME TO HELL, invece… ^_^

  4. grandissimo film!! ridere di vero gusto e contemporaneamente saltare continuamente sulla sedia per i continui spaventi non è certo un connubio che riesce a tutti i registi. Raimi è un grande in questo, e ancora una volta ce’ lo dimostra.

    *Asgaroth

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