Videocracy – Basta apparire

VIDEOCRACY – BASTA APPARIRE di Erik Gandini. Svezia, 2009. Documentario.

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Videocracy – Basta apparire è diventato ben presto un caso politico oltre che mediatico. Erik Gandini conduce un’inchiesta sulla televisione italiana e su come, a partire da una trasmissione di Berlusconi di trent’anni fa, lo scopo e, soprattutto, l’impatto della tv sugli italiani sia cambiato. Attraverso intervista a personaggi come Lele Mora e Fabrizio Corona, illustri sconosciuti desiderosi di apparire in televisione come Rick Canelli e indagini sugli affari e la vita sociale di Silvio Berlusconi, il regista svedese mostra come il culto dell’immagine sia ormai diventato religione di stato e come la popolazione italiana si sia arresa ad avere, come massima aspirazione, diventare velina o partecipare ad un reality.

A proposito di un film come Videocracy – Basta apparire ci sarebbe da dire molto. A partire, forse, dal categorico rifiuto di RAI e Mediaset di trasmettere il trailer del film: in parte perché, essendo un manifesto di critica al Governo, mancava di un contraltare per la par condicio, in parte perché, criticando pesantemente la politica delle televisioni commerciali italiane sarebbe stato, da parte delle emittenti, un autolesionismo pubblicizzarlo. Fatto sta che, con questa censura, Videocracy ha ottenuto molta più pubblicità di quanta ne avrebbe avuta normalmente, e di quanta, alla fine, si meriti. Gandini, regista italiano attualmente residente in Svezia, è stato definito da Corona “un uomo intelligente e furbo”: sulla sua furbizia non ci sono dubbi. Partendo da un falso storico (la trasmissione Spogliamoci insieme, da cui parte la sua inchiesta, non è affatto di una televisione di Berlusconi come lui afferma, ma della Tele Torino International di Silvano e Roberto Rogirò, per la regia di Riccardo Humbert), Gandini si lancia contro la videocrazia e la teledipendenza italiane, calcando la mano sulla voglia di apparire, l’incapacità di filtrare notizie ed immagini e la sete di gossip della popolazione media. Interessante la prima parte, con la presentazione di tale Rick Canelli, un agghiacciante sociopatico la cui unica aspirazione nella vita è apparire in televisione, con relative riflessioni su come sia cambiato il modo di percepire i media in Italia dagli anni ’70. Con l’introduzione di Mora, Corona e Berlusconi, però, Videocracy comincia a perdere colpi: niente di nuovo viene mostrato, anzi, fatti che già Il caimano di Moretti aveva saputo ben inquadrare vengono riproposti con la presunzione di chi pensa di stare facendo una rivoluzione ma che si limita a cavalcare l’onda del sentimento popolare. Criticare il culto dell’immagine e mostrare cinque minuti buoni di Corona nudo sotto la doccia e che si pavoneggia davanti allo specchio è una chiara contraddizione in termini. Dichiarare di voler indagare sulle origini e gli effetti della videocrazia in Italia e poi introdurre come deus ex machina gli pseudo-fascisti Mora e Berlusconi è solo una furbata. Gandini, poi, non è Michael Moore, ed anche la sua tecnica documentaristica risente pesantemente della sua totale mancanza di ironia, sagacia, sarcasmo. Alla fine dei conti, Videocracy – Basta apparire sembra essere solo un film furbo, che usa gli stessi mezzi dei sistemi che dice voler criticare, che nasconde dietro urli e strepiti una totale mancanza di idee. Un’occasione sprecata, sia da un punto di vista sociologico che cinematografico.

TITOLO ORIGINALE: Videocracy – Basta apparire

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