PREMIUM CINEMA, 19.00: L’ultimo bacio

L’ULTIMO BACIO di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogiorno, Stefania Sandrelli, Martina Stella. Italia, 2001. Drammatico.

Terzo film di Gabriele Mucccino, L’ultimo bacio ha vinto cinque David di Donatello, tre Nastri d’Argento e un Ciak d’Oro. Carlo convive con Francesca da anni ed aspetta un figlio da lei. Durante il matrimonio dell’amico Marco, Carlo conosce la diciottenne Francesca, da cui si sente attratto al punto da cominciare con lei una relazione sentimentale, mantenendo Francesca, impegnata con i preparativi per il figlio in arrivo, all’oscuro. Attorno a loro, varie storie si intrecciano: gli amici di Carlo, alla soglia dei trent’anni, fanno un bilancio della propria vita, e la madre di Francesca, Anna, è in crisi col marito e cerca di recuperare la giovinezza perduta.

Non c’è da stupirsi che all’uscita L’ultimo bacio si sia affermato come uno dei maggiori successi, anche internazionali, del cinema italiano del 2001: nel bene e nel male, Muccino ha sempre avuto un particolare talento per analizzare determinati aspetti dell’animo umano. Nello specifico, è qui al centro dell’attenzione del regista una sorta di “sindrome di Peter Pan”, un disagio già abbondantemente affrontato dalla letteratura contemporanea (si pensi solo a Enrico Brizzi), che vede un uomo eterno adolescente entrare nel panico alla prospettiva di una vita “inquadrata”, fatta di lavoro, famiglia, routine. A questa situazione le reazioni sono varie e diverse: c’è chi semplicemente fugge per un ultimo viaggio intorno al mondo, nella speranza di recuperare il tempo perso e di godersi tutte in una volta le libertà sempre rimandate (è il caso dei personaggi di Giorgio Pasotti, Claudio Santamaria e Marco Cocci, ottimi comprimari); chi cerca una soddisfazione al proprio ego in avventure clandestine ad un passo dal raggiungimento di un traguardo importante come la paternità (Stefano Accorsi); e chi, invece, dà un giusto valore alle cose, le mette nella giusta prospettiva, e distingue “ciò che è necessario fare” da “ciò che piace fare” (il Marco di uno splendido Pierfrancesco Favino). Il punto di forza del film non sta certo nella bravura dei protagonisti: sia Accorsi che la Mezzogiorno sono portati fin troppo sopra le righe da Muccino, rischiando di rovinare l’impatto emotivo di determinate scene (inascoltabile la lite fra i due dopo la scoperta del tradimento), e Martina Stella può benissimo considerarsi una promessa del cinema italiano, ma solo, appunto, una promessa: lascia decisamente a desiderare per quanto riguarda l’attualità delle sue capacità recitative. Certo, la Sandrelli, Castellito (sebbene relegato ad un ruolo del tutto marginale) e Diberti danno un’ottima prova di sé, ma essendo relegati sullo sfondo della trama influiscono poco sul risultato generale del film. La forza de L’ultimo bacio sta invece nella capacità di Muccino di saper raccontare storie e rappresentare disagi, nel chiarire le dinamiche di relazioni (che siano matrimoni, amicizie, fidanzamenti o adulteri) conosciute ma misteriose, sempre con un certo gusto nel riproporle con la maggior carica di disagio possibile. Preso come semplici storie di persone comuni, L’ultimo bacio è un ottimo film, capace di un’introspezione notevole e, sebbene penalizzato da una recitazione non sempre all’altezza, decisamente ben riuscito; preso invece come “manuale” per leggere l’Italia di oggi, il film risente dell’ormai consolidata arroganza mucciniana, che vede in ogni eccezione una regola e pretende di fare il ritratto di una generazione (in questo caso addirittura a tre) basandosi esclusivamente su singoli casi che, per quanto comuni, non sono certo la norma. Cameo per Silvio Muccino e per la cantautrice Carmen Consoli, che firma la colonna sonora del film con l’omonima canzone.

TITOLO ORIGINALE: L’ultimo bacio

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1 Comment

  1. Esagerata la lite tra Accorsi e Mezzogiorno, troppo urlata, ma è un elemento tipico di Muccino (non è l’unico film, dove gira scene siffatte).
    La recitazione di Martina Stella è ancora acerba. Però è un film che si lascia ben guardare. Ricordo che all’epoca, quando lo vidi al cinema, mi piacque molto.

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