STEEL, 21.00: Atto di forza

ATTO DI FORZA di Paul Verhoeven. Con Arnold Schwarzenegger, Rachel Ticotin, Sharon Stone, Michael Ironside. USA, 1990. Fantascienza.

Tratto dal racconto Ricordiamo per voi di Philip K. Dick, Atto di forza ha vinto un Saturn Award, un BMFI Film Music Award, un Golden Reel Award ed un Oscar per i Migliori Effetti Speciali. 2084: Douglas Quaid, un operaio edile, è ossessionato da sogni su Marte. Impossibilitato a visitare il pianeta a causa delle sue scarse finanze, decide di rivolgersi alla Rekall, un’agenzia che innesta falsi ricordi di viaggi esotici. Douglas, nel viaggio virtuale, assume il ruolo di un agente segreto impegnato in un’avventura mozzafiato, ma durante il processo di innesto dei ricordi qualcosa va storto, e vecchie memorie relative a Marte riaffiorano. Da quel momento, Douglas si ritroverà inseguito da agenti di una misteriosa organizzazione, mutanti e criminali, ognuno dei quali appare collegato a ricordi cancellati di una sua vita sul Pianeta Rosso…

L’olandese Verhoeven, regista impegnato sebbene commerciale, incontra lo statunitense Philip K. Dick, scrittore politicamente e socialmente attivo, mostro sacro di uno dei generi letterari più elitari. Il risultato è, come prevedibile, più che interessante. Atto di forza, infatti, non è solo un buon film di fantascienza, che accontenta le esigenze dello spettacolo con effetti speciali (per l’epoca) strabilianti, infarcito di creature incredibili e sequenze d’azione adrenaliniche, incentrato sui muscoli del divo dell’action movie Schwarzenegger. Atto di forza è, prima di tutto, una riflessione sulla realtà, nello specifico sulla nostra percezione del reale. L’assunto di base già lo mette in chiaro: la Rekall (chiara assonanza a “recall”, “ricordare”) è una ditta che installa, come in un computer, falsi ricordi nel cervello umano, manipolando la memoria in modo che viaggi esotici altrimenti impossibili siano ricordati come realmente vissuti: partendo dalla premessa che l’essere umano conosce la realtà  esclusivamente per quanto concerne la sua percezione di essa, inclusa quindi la memoria, una volta che è possibile manipolare questa la  distinzione fra reale ed immaginario sfuma inevitabilmente, fino ad una totale confusione sul mondo e perfino sulla propria identità. Per tutto il film, Verhoeven mantiene vivo il dubbio di stare assistendo ad eventi realmente accaduti oppure alle fantasie dell’operaio Douglas Quaid, convinto, in un viaggio allucinatorio, di essere l’agente segreto Hauser, la cui memoria (identità) è stata rubata, cancellata. Il finale stesso lascia sapientemente sospesa la risposta all’interrogativo, ed il fade to white dell’ultima sequenza si presta a più interpretazioni, alcune delle quali decisamente inquietanti. Nonostante un certo compiacimento nella violenza, fisica e non, che comunque caratterizza Verhoeven, Atto di forza offre molto di più di quanto non appaia ad un primo sguardo, salvo comunque farsi apprezzare ampiamente anche da chi cerca solo un buon intrattenimento. Saper comunicare su più livelli non è cosa da tutti, ma con Atto di forza Verhoeven riesce pienamente nell’intento.

TITOLO ORIGINALE: Total Recall

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