RETE 4, 21.20: Godzilla

GODZILLA di Roland Emmerich. Con Matthew Broderick, Maria Pitillo, Jean Reno, Hank Azaria. USA, 1998. Fantascienza.

Remake dell’omonimo film di Ishirô Honda, Godzilla ha vinto un Saturn Award, un BMI Film Music Award, un COLA, un Bogie Award d’Argento, un Audience Award, un Golden Screen e due Razzie Awards. In seguito ad esperimenti nucleari francesi in Polinesia, un’iguana viene mutata dalle radiazioni e trasformata in una creatura gigantesca. Philippe Roaché, capo dei servizi segreti francesi, indaga sulla scia di distruzione lasciata dal mostro, e decide di avvalersi dell’aiuto dello scienziato Niko Tatopoulos, che si occupa di mutazioni da radiazioni. La situazione precipita quando, seguendo i banchi di pesce, il mutante arriva fino a New York, dove, spaventato e disorientato, comincia a distruggere tutto…

Un film come Godzilla ha indubbiamente il proprio senso e la propria ragion d’essere in Giappone: nato dalla genuina ed ancora viva paura dell’atomica e degli effetti che le bombe di Hiroshima e Nagasaki avrebbero avuto a lungo termine, la creatura di Honda rispondeva a precise esigenze di “esorcismo mediatico” e di denuncia sociopolitica. Approdato negli USA, la nazione peraltro da sempre attaccata dai kaiju eiga (specie quelli di Honda), caduto nelle abili e furbe mani del re dei blockbuster catastrofici made in Hollywood Roland Emmerich, il povero lucertolone perde qualsivoglia significato o pretesa sociologica che aveva in origine. Il nuovo Godzilla è un baraccone fatto di ottimi effetti speciali, di una storiellina esile esile che altro non è che un pretesto per mostrare quante più catastrofi possibile, di un cast che peggio assortito non si può (particolarmente agghiacciante l’interpretazione della Pitillo). Non che da Emmerich ci si potesse aspettare qualcosa di più: da sempre il suo unico interesse è lo spettacolo fine a se stesso. Quando, però, si ha la pretesa di inserire una posticcia morale ecologista ed anti-militarista, tentando al contempo di discolpare gli Stati Uniti da qualsiasi errore storico in merito alle “buone azioni” del presente, siamo in tutt’altro territorio. Non basta acquistare i diritti di uno dei (letteralmente) “mostri sacri” del cinema per poterne replicare lo spirito, e non basta certo dichiarare di ispirarsi al lavoro di Honda per ereditare la sua capacità critica e narrativa. Emmerich è fondamentalmente un presuntuoso, difetto sottolineato da un spesso stucchevole ed indisponente nazionalismo che distrugge il film a livello ideologico. Anche da un punto di vista tecnico, il suo stile è molto più manierista di quanto non possa sembrare: struttura della trama più che prevedibile e poche scene veramente incisive (si salvano giusto le corse di Godzilla fra i grattacieli), senza contare citazioni al limite del plagio dal ben più meritorio Jurassic Park di Spielberg. Il risultato è più di due ore di popcorn-movie che, a lungo andare, stanca più che divertire.

TITOLO ORIGINALE: Godzilla

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