RAIDUE, 21.05: 1408

1408 di Jan Mikael Håfström. Con John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormak, Tony Shalhoub. USA, 2007. Horror.

Tratto dall’omonimo racconto di Stephen King, 1408 ha vinto un Audience Award ed uno Young Artist Award. Mike Enslin, scrittore, è esperto nello smascherare le false case stregate, girando ad una città all’altra degli Stati Uniti alloggiando nei più famosi “luoghi maledetti”per sfatare, nei suoi libri, le leggende su di essi. Quando Mike viene invitato con una lettera anonima a New York, al Dolphin Hotel, per visitare la fantomatica camera numero 1408, famosa per gli atroci fatti di sangue consumatisi al suo interno, non si fa sfuggire l’occasione di raccogliere nuovo materiale per il suo prossimo manoscritto. Stavolta, però, le dicerie potrebbero rivelarsi fondate…

Stephen King, nella sua sensibilità di scrittore horror, è da sempre stato affascinato dalla “potenza” dei luoghi, delle case, degli alberghi: Shining e Rose Red sono solo alcuni fra gli esempi più lampanti di un topos letterario fatto proprio dal Maestro del Maine. E 1408 è, in un certo senso, una sorta di “Shining ridotto”, con protagonista una camera d’albergo che niente ha da invidiare al più celebre Overlook Hotel. Quello che non ci si aspetta è che un regista marginale come Håfström riesca ad entrare talmente bene nei meccanismi della psiche di King da saper riproporre quasi inalterate sul grande schermo le atmosfere e le fantasie macabre dello scrittore. Grazie ad un protagonista, John Cusack, che riesce, non senza qualche difficoltà, a reggere tutto il film sulle proprie spalle, 1408 risulta essere uno degli horror più divertenti e riusciti degli ultimi anni. Un terrore a tratti genuino, che si insinua lentamente nella trama del film partendo da minimi dettagli a loro modo agghiaccianti (il cioccolatino sul cuscino, la radio “parlante”) fino ad arrivare a manifestazioni anche troppo palesi ed eclatanti (l’allagamento della camera, le allucinazioni). Apparizioni spettrali inaspettate assicurano qualche salto sulla poltrona, mentre l’architettura impossibile “inventata” dalla camera regala un costante senso di claustrofobia ed una tensione latente che Håfström sa fare esplodere al momento giusto in adrenaliniche e folli sequenze. Nonostante il brusco calo di efficacia nell’ultima parte ed un finale, decisamente peggiore dell’originale, che non convince del tutto, 1408 è fantasioso, originale, appassionante, spesso spaventoso. La riflessione sulla perdita e sulla morte è certo marginale in uno spettacolo che si lascia godere come un tunnel degli orrori da luna park, ma certo si tratta di uno spettacolo di altissimo livello.

TITOLO ORIGINALE: 1408

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6 Comments

  1. Beh, sai che non sono un grande estimatore dello SHINING di Kubrick (al quale preferisco di gran lunga il romanzo). E la frase comunque si riferiva all’aspetto solo concettuale del "luogo del male": in quel senso: la cameretta del Dolphin Hotel è cattiva quanto tutto l’Overlook…

  2. Il film è carino, anche se non mi ha proprio entusiasmato. Cmq, se si pensa alle "ciofeghe" che spesso sono venute fuori dai libri di King, questo è senz’altro un capolavoro !!! 😉

  3. Sono d’accordo con i libri di King sono stati fatti capolavori e film inguardabili. 1408 non è né l’uno né l’altro però si fa guardare volentieri ed almeno personalmente certe scene le ho stampate nella memoria.
    Concordo che nel finale la caduta è quasi verticale, ma quello che viene prima non è affatto male.
    Ciao

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