STUDIO UNIVERSAL, 23.40: La parola ai giurati

LA PAROLA AI GIURATI di Sidney Lumet. Con Henry Fonda, Lee J. Cobb, Jack Warden, Joseph Sweeney. USA, 1957. Drammatico.

Tratto dall’omonimo dramma di Reginald Rose, La parola ai giurati è il film d’esordio di Sidney Lumet. Un ragazzo viene accusato di parricidio e regolarmente processato. Sembrano non esserci dubbi sulla sua colpevolezza, ed il verdetto viene lasciato ai giurati, che si riuniscono in assemblea. Fra di loro, undici sono decisi a condannare il giovane, solo uno si oppone e tenta di convincere gli altri ad assolverlo sulla base di un ragionevole dubbio, che potrebbe ribaltare le sorti del caso. Lentamente, con logica e pazienza, il giurato si lancia in una crociata per salvare l’imputato.

Tre nomination all’Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura non Originale), tredici premi vinti in totale fra cui un Orso d’Oro ed un Nastro d’Argento, altre sei nomination in varie categorie ed altrettanti festival. Per un film inizialmente pensato per la televisione e diretto da un esordiente (almeno su grande schermo), La parola ai giurati è ancora oggi un vero e proprio evento, sebbene l’avvento del colore lo penalizzò non poco per quanto riguarda i risultati al botteghino. Girato quasi esclusivamente in un unico set, una stanza chiusa nella quale l’atmosfera si fa sempre più claustrofobica grazie ad una sapiente regia che avvicina la camera sempre di più ai volti dei protagonisti man mano che passa il tempo, interpretato da ottimi attori, su cui troneggiano gli splendidi Henry Fonda e Lee J. Cobb, La parola ai giurati è sorprendentemente appassionante, dai ritmi serrati, capace di inchiodare alla poltrona lo spettatore anche a più di cinquant’anni di distanza. Già dal suo primo film, Lumet si scaglia contro i preconcetti dell’America borghese, contro l’ottusità e l’arroganza di determinate classi sociali, smontando, tramite il protagonista, le false certezze costruite su posizioni prese a priori. Una perfezione tecnica ed una lucidtà espositiva senza pari rendono La parola ai giurati uno dei capolavori di Lumet, e forse anche del cinema americano degli anni ’50-’60. E’ stato, a buon diritto, inserito nella United States National Film Registry, l’archivio storico dei film americani, selezionati per essere “culturalmente, storicamente ed esteticamente significativi”.

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