STEEL, 18.40: UltraViolet

ULTRAVIOLET di Kurt Wimmer. Con Milla Jovovitch, Cameron Bright, Nick Chinlund, William Fichtner. USA, 2006. Fantascienza.

Ispirato a Gloria – Una notte d’estate di John Cassavetes, UltraViolet è il terzo film di Kurt Wimmer. 2078: un antico virus viene studiato e manipolato dal Governo degli Stati Uniti al fine di creare una razza di supersoldati. La ricerca sfugge di mano, ed il virus contamina una buona parte della popolazione mondiale. I medici diventano la classe dominante del pianeta, con l’obiettivo di spazzare via l’epidemia, che causa negli infetti un incremento notevole della forza fisica, ma li obbliga ad una dieta emofaga, come i leggendari vampiri. In questo mondo si muove Violet Song jat Shariff, fondatrice della Resistenza Emofaga contro gli esseri umani e, in particolare, contro l’elite medica.

Wimmer non è nuovo al genere della distopia (una sorta di anti-utopia), avendola già affrontata con il precedente Equilibrium. L’idea originale alla base di UltraViolet è quella di una società governata dalle multinazionali mediche, che hanno prima causato una pandemia e poi, tramite la paura che ne è inevitabilmente derivata, hanno ottenuto il potere assoluto. Le idee, non solo quelle originali, si fermano qui. Le scene d’azione spettacolari ed acrobatiche, dopo Matrix, non impressionano più di tanto, anzi, arrivano perfino ad annoiare, tanto più che già in Equilibrium i debiti nei confronti dei Wachowski erano ingenti. Stavolta Wimmer sembra voler rinunciare a qualsiasi accenno di trama, confezionando un giocattolone rumoroso e fondamentalmente insensato, che risulta ridicolo ad ogni tentativo di inserimento di storia in un improbabile contesto futuristico. La Jovovitch non è malissimo come attrice, ma la sua scelta di contratti lascia decisamente a desiderare: la sua eroina passa ogni limite logico, sia a livello di pura sceneggiatura, sia come credibilità, superando di gran lunga anche la più ben disposta sospensione dell’incredulità; un body count impressionante, capace di far concorrenza a Bruce Willis in 58  minuti per morire, non è garanzia di divertimento, nemmeno nelle scene più adrenaliniche: le pretese intellettualiste di Wimmer annientano ogni possibile ironia e rendono il tutto estremamente pesante. La colonna sonora, firmata da Klaus Badelt, è assordante ed invasiva, accompagna un’estetica che fa delle immagini un’incomprensibile sequenza di flash e lampi di colore. Se Equilibrium si affacciava poco oltre la mediocrità, UltraViolet sprofonda nel cinema di serie z senza possibilità di uscita.

TITOLO ORIGINALE: UltraViolet

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1 Comment

  1. Io dietro a Milla sbavo sempre volentieri, ma questo film è davvero brutto!
    Salverei giusto i costumi e le scenografie ipercolorate e i titoli di testa a mo’ di copertine di comics americani.

    Ciao
    Christian

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