RAIDUE, 23.45: Il castello errante di Howl

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL di Hayao Miyazaki. Con (voci) Chieko Baisho, Takuya Kimura, Akihiro Miwa, Tatsuya Gashuin. Giappone, 2004. Animazione.

Tratto dall’omonimo romanzo di Diana Wynne Jones, Il castello errante di Howl ha ricevuto nomination all’Oscar ed al Leone d’Oro ed ha collezionato numerosi premi internazionali. Sophie è una normale ragazza dall’animo semplice che lavora in un negozio di cappelli. La sua vita viene sconvolta quando, dopo uno strano incontro, riceve la visita della Strega delle Lande, che la maledice e la trasforma in una vecchia. Alla ricerca di una soluzione, Sophie si incammina verso le Lande: si imbatte nel suo percorso nel castello mobile del mago Howl, un potente stregone che la prende con sé come donna delle pulizie. Lentamente, la purezza di Sophie riesce a fare breccia nel cuore di Howl e degli altri abitanti del castello…

Dal maestro Miyazaki, che in occasione della presentazione de Il castello di Howl al Festival di Venezia ha ricevuto il Leone d’Oro alla Carriera (diventando il primo regista d’animazione a ricevere sia il Leone d’Oro che l’Oscar), ci si aspetta sempre grandi cose. La particolarità del romanzo della Wynne Jones, per altro scarsamente considerato a livello di fedeltà narrativa, proietta il regista nipponico nel filone dello steampunk, genere cinematografico che introduce elementi fantastici o fantascientifici (o semplicemente tecnologia anacronistica) all’interno di un’epoca storica che oscilla fra il vittorianesimo, il medioevo ed i primi dell’800. In un contesto simile, il fertile immaginario di Miyazaki ha modo di sbizzarrirsi, fra lo splendido castello semovibile di Howl, battaglie aeree alla Barone Rosso e porte che collegano mondi paralleli e realtà alternative (elemento, questo, che è un vero e proprio topos della filmografia di Miyazaki). Rispetto al romanzo, il regista introduce una tematica anti-militarista che muove tutta la storia dello stregone e del regno fantastico in cui vive, ed una profonda storia d’amore che affonda le proprie radici in un altro tempo e che costringe il mago ad attraversare le epoche per ritrovare la ragazza cui ha affidato il proprio cuore e la propria anima, in deciso contrasto con la figura quasi da dandy del mago del romanzo, che tenta a più riprese di sedurre le sorelle di Sophie. La poesia e la delicatezza tipica dei racconti di Miyazaki impermea anche Il castello di Howl, che sa regalare scene intense, con una carica emotiva mai pietista, accompagnate da un’animazione che fa di forme e colori elementi di una sinfonia che rasenta la perfezione. Indimenticabili i personaggi di contorno, come lo spirito del fuoco Calcifer e lo spaventapasseri Rapa, ma affascinanti anche i due protagonisti, il misterioso Howl e soprattutto la candida Sophie. Forse non il migliore lavoro di Miyazaki, ma indubbiamente uno splendido esempio di cosa può diventare l’animazione pensata e pensante.

TITOLO ORIGINALE: Hauru no ugoku shiro

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2 Comments

  1. Forse non il migliore lavoro di Miyazaki

    Diciamo pure: forse il peggior lavoro di Miyazaki. Il che non ne fa automaticamente un brutto film, intendiamoci… Magnifico visivamente, ma con molti problemi di sceneggiatura, secondo me.

    Christian

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