RETE 4, 02.15: Wampyr

WAMPYR di George A. Romero. Con John Amplas, Lincoln Maazel, Christine Forrest, Elyane Nadeau. USA, 1977. Horror.

Quinto film di George Romero, Wampyr è anche la sua prima collaborazione col maestro degli effetti speciali Tom Savini. Martin è all’apparenza un ragazzo come tanti: malinconico, introverso, vive con lo zio nella cittadina di Braddock, in Pennsylvania. In realtà, Martin è affetto da vampirismo, e passa le notti alla ricerca di donne, che seda con iniezioni e di cui beve il sangue da ferite ai polsi inferte con lame di rasoio. Solo il vecchio zio conosce la sua vera natura, ma è del tutto impotente nei suoi confronti. La vita di Martin subisce un brusco cambio di direzione quando si innamora di una vicina di casa, trascurata dal marito, con cui comincia una relazione.

Romero non si approccia mai all’horror come puro intrattenimento, né lo fa mai attenendosi ai cliche del genere. Dopo aver rivoluzionato il filone con La notte dei morti viventi ed aver intessuto una parabola femminista nel suo La stagione della strega, il regista newyorchese passa ad un altro “mostro sacro” del grande schermo, il vampiro, presentandolo sotto una luce completamente diversa. In Wampyr il vero mostro non è tanto il giovane Martin, disadattato, alla ricerca di una propria dimensione e della propria identità, ma la società che lo circonda, incarnata in primo luogo dal vecchio e bigotto zio Tada Cuda, ben interpretato da Lincoln Maazel. I pregiudizi del mondo degli adulti escludono Martin da una vita “normale”, castrano i suoi naturali impulsi, demonizzano le manifestazioni di una sessualità nascente in cerca di sviluppo: l’unico rifugio del giovane, l’unico modo che ha di ritagliarsi uno spazio nel mondo, è il diventare un mostro. Le scene degli omicidi sono sempre sospese fra il raccapriccio del delitto in sé e la morbosa tenerezza con la quale Martin si accosta poi al corpo delle vittime, le accarezza, cercando una giustificazione emotiva al proprio desiderio. In Europa, purtroppo, è stata distribuita una versione “rivista e corretta” da Dario Argento, come era successo con Zombi, che presenta un montaggio diverso e sostituisce alla colonna sonora originale la musica dei Goblin: il risultato cancella completamente le atmosfere malinconiche e “maledette” delll’originale, lasciando un thriller come tanti. Decisamente, merita recuperare la versione di Romero, più pensata, più matura, più significativa.

TITOLO ORIGINALE: Martin

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