RETE 4, 23.40: L’Esercito delle Dodici Scimmie

L’ESERCITO DELLE DODICI SCIMMIE di Terry Gilliam. Con Bruce Willis, Brad Pitt, Madeline Stowe, Christopher Plummer. USA, 1995. Fantascienza.

Tratto dal cortometraggio La jetée di Chris Marker, L’Esercito delle Dodici Scimmie ha vinto una decina di premi internazionali ed ha ricevuto altrettante nomination, due delle quali agli Oscar. 2035: la quasi totalità dell’umanità è stata sterminata da un virus sconosciuto, che ha costretto i pochi sopravvissuti a vivere sotto la superficie terrestre. I detenuti vengono usati per fare ricerche sul virus, in modo da scoprirne, un giorno, l’antidoto, e tornare a vivere in superficie. La missione affidata a James Cole è più complessa: sarà inviato indietro nel tempo fino al 1996, anno di inizio della pestilenza, e dovrà indagare su un gruppo ecologista che è sospettato di aver diffuso il virus, l’Esercito delle Dodici Scimmie. Ma il tempo non obbedisce agli ordini di una macchina…

Una volta raggiunta l’indipendenza creativa dagli ex-colleghi Monty Python, Gilliam ha cominciato a stupire col suo talento visionario e la sua capacità riflessiva, eccezionalmente applicata al cinema sfruttandone ogni capacità. L’Esercito delle Dodici Scimmie è un piacevole film di fantascienza, dalle atmosfere oniriche e tenebrose, permeato da un pessimismo cosmico senza possibilità di rendenzione ed arricchito da uno splendido cast. Gilliam, però, non si accontenta di dare spettacolo, e va ben oltre. Il viaggio nel tempo di Cole (uno splendido ed eternamente spaesato Bruce Willis) è anche e soprattutto un viaggio nella coscienza dell’umanità, nelle sue pulsioni autodistruttive, nei suoi reiterati tentativi di autoannientamento, fino alla spiazzante sentenza del galeotto: “Forse la razza umana merita di essere eliminata”. Il passato ci insegna che gli umani distruggono tutto ciò che hanno attorno, quando non sono occupati ad uccidersi a vicenda: l’unica soluzione per salvare il pianeta è dunque l’estinzione. La memoria viene identificata come principale manipolatrice della percezione del reale: i ricordi di Cole, perennemente trasformati, o le false memorie dell’internato al manicomio, dimostrano come ciò che per ogni singolo è la realtà sia il diretto prodotto dei suoi ricordi e di nient’altro; il dominio su questi garantisce il controllo del mondo di ciascuno. Questo tema viene ampliato fino a comprendere anche la memoria storica: la scritta “We did it”, firmata dalle 12 Monkeys, che porta gli scienziati del futuro a credere che sia stato lo sbandato gruppo di ecologisti a sterminare la razza umana, è un “falso ricordo” portato a livello macroscopico, una distorsione della realtà abbastanza forte da compromettere il salvataggio dell’umanità intera. Altro tema centrale è quello della follia: catapultato dal suo futuro nel nostro presente, Cole si ritrova immerso nel caos di luci e suoni che un uomo del XX secolo è portato a dare per scontato, mentre per il galeotto è insostenibile: l’internazione nel più vicino manicomio è l’unica soluzione; Gilliam lascia però in sospeso un interrogativo inquietante: i veri pazzi sono quelli che vengono chiusi nei manicomi perché disadattati, o quelli che si adattano a vivere in un mondo di puro caos considerandolo l’unica normalità accettabile?

TITOLO ORIGINALE: 12 Monkeys

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