AL CINEMA: Il concerto

IL CONCERTO di Radu Mihaileanu. Con Aleksei Guskov, Dmitri Nazarov, Valeriy Barinov, Mélanie Laurent. Francia, Russia, Romania, Belgio, 2009. Commedia.

Il concerto è il settimo film del regista rumeno Radu Mihaileanu. 1979: Andreï Filipov, celebre direttore d’orchestra del Bol’šoj, viene allontanato dal palco nel mezzo di un concerto con le musiche di Tchaikovsky e dichiarato “nemico del popolo”: è la fine della sua carriera musicale. Trent’anni dopo, Filipov lavora ancora al Bol’šoj, ma come semplice uomo delle pulizie. E’ proprio spazzando nell’ufficio del direttore del teatro che Filipov riceve al posto suo un fax da Parigi, che invita l’orchestra del Bol’šoj a tenere un concerto al teatro Châtelet. Vedendo nel fax una possibilità di rivalsa, Filipov rintraccia la sua vecchia orchestra e decide di partire per la Francia, per terminare finalmente un concerto interrotto trent’anni prima.

Mihaileanu ha uno stile inconfondibile e personalissimo, frutto in parte della sua sensibilità artistica, ma certamente anche della sua esperienza personale: fuggito dalla Romania nel 1980 per sottrarsi alla dittatura di Ceauşescu, figlio di un uomo che a sua volta ha dovuto cambiare nome per sfuggire prima agli uomini di Hitler e poi a quelli di Stalin, Mihaileanu ha una spiccata capacità di condanna nei confronti di qualsiasi regime totalitario. In Il concerto assistiamo ad una sorta di “reinvenzione” di alcune delle caratteristiche già presenti nel suo splendido Train de vie – Un treno per vivere: un multietnicismo che diventa marchio di fabbrica e sembra essere una diretta provocazione ai vari razzismi di stato (senza riferirsi necessariamente al mostro nero di Hitler, è sufficiente spostarsi di pochi decenni fino a Brežnev), avventure sempre a metà fra il grottesco e il surreale, una malinconia di fondo sufficiente a dare un’impressione di realismo, personaggi titanici ed originali, un andamento onirico della narrazione che lascia a più riprese stupefatti. Se in Train de vie, però, il finale obbligava ad un brusco risveglio nell’incubo dopo il bel sogno, in Il concerto il sogno stesso prende il sopravvento sulla realtà, ed un finale assolutamente impensabile arriva ad incarnare/realizzare i sogni infantili ed eccessivi degli anni immediatamente seguenti al 1989. Aleksei Guskov, semplicemente perfetto, dà vita con sguardi e gesti ad un protagonista eccezionale, commovente, profondamente umano, che ammette l’egoismo anche nell’atto più eroico della propria vita, atto per il quale cerca senza posa una redenzione struggente e sofferta. Mihaileanu gioca con i pregiudizi sulle varie etnie che mette in gioco (russi, ebrei e zigani, ma anche i francesi hanno la loro parte), senza mai essere offensivo, riuscendo anzi a creare un divertente affresco in cui ogni popolazione ha un proprio talento da portare, diverso da quello di chiunque altro, per creare tutti insieme un’armonia unica e perfetta: esattamente come in un concerto. A tratti esilarante, in altri commovente, Il concerto risente di una certa “furbizia” da parte di una regia che sa quali corde toccare nel pubblico per ottenere il suo appoggio, ma indubbiamente lo fa per motivi tutt’altro che meramente commerciali. La scena finale del concerto di Tchaikosvky è un ottimo esempio di quando il montaggio e la regia diventano arte: una splendida chiusa per un sorprendente e intensissimo film.

TITOLO ORIGINALE: Le concert

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2 Comments

  1. un film di una bellezza assoluta. mi ha colpita dritta al cuore, alla fine ero davvero un fascio di nervi in tensione (non saprei spiegarlo meglio) e quando è finito mi sono sentita così leggera e libera che sono stata quasi un’ oretta in silenzio perchè non sapevo davvero che dire.
    ballissimo, bellissimo.

    *Asgaroth

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