RAI 4, 22.40: Cloverfield

CLOVERFIELD di Matt Reeves. Con Michael Stahl-David, T. J. Miller, Odette Yustman, Jessica Lucas. USA, 2008. Fantascienza.

Uno dei maggiori successi al botteghino del 2008, Cloverfield ha vinto un Saturn Award ed ha ricevuto una decina di nominations ad altri premi internazionali. Durante la festa di addio a Rob Hawkins, assunto da un’azienda giapponese ed in procinto di partire, un gruppo di ragazzi assiste all’attacco, da parte di una gigantesca e misteriosa creatura, di New York City. Imprigionati a Manhattan, Rob e i suoi amici tentano di fuggire dall’isola e salvarsi dalla furia distruttrice del mostro, ma si troveranno presto braccati. Durante tutta la durata della loro avventura, uno di loro, Hud, continua a filmare gli eventi con la telecamera usata per documentare la festa, diventata lo strumento per raccontare la morte di una città.

J. J. Abrams si è distinto negli ultimi anni come produttore estremamente acuto, capace di intuire i gusti del pubblico e supplire immediatamente con una pellicola adeuata alla situazione. E’ questo il caso di Cloverfield, un monster movie girato in prima persona su modello di The Blair Witch Project e [REC.]. Le inquietudini espresse dal film sono quelle, a metà fra l’esorcismo e la rievocazione, dell’America post 11 settembre, come anche troppo palesemente espresso da una delle protagoniste a inizio film (“E’ un attacco terroristico?!” si chiede Lily dopo la prima esplosione). Le riprese dell’attacco a New York ricordano da vicino i primi servizi dei telegiornali dopo l’attacco alle Twin Towers, fra detriti in volo, nuvole di polvere, una folla disorientata e spaventata che cerca un senso ed una via di fuga. Matt Reeves ha fatto i suoi compiti di storia del cinema, e sa qual è il genere più adatto per rappresentare, senza essere diretti, il disagio di una nazione intera in un momento di crisi: la fantascienza, più in particolare il kaiju eiga consacrato da Ishiro Honda. Cloverfield racconta di una forza sconosciuta, venuta a portare distruzione nel cuore della nazione più potente del pianeta, che lascia devastazione e paura dietro di sé senza speranza di resurrezione. La campagna virale che ha fatto da apripista al film svela anche le origini del mostro, un prodotto dell’inquinamento di una multinazionale (la stessa per cui dovrebbe lavorare il protagonista), aggiungendo anche tematiche ambientali che richiamano l’antinuclearismo di Honda. L’intento di Abrams e Reeves è però quello di mettere un popolo di fronte alle proprie paure, sfruttandole sì a scopo commerciale, ma comunque rappresentandole in maniera fedele e sincera. Con l’indubbio pregio di una durata televisiva, arricchito da impressionanti effetti speciali resi ancora più efficaci dallo stile a presa diretta, Cloverfield pecca di scarsa originalità (non per niente gli autori del coreano The host denunciarono Abrams per plagio) e di presunzione, ma rimane uno dei pochi tentativi, a livello di blockbuster, di costruire una pellicola capace di pensare, di usare gli spauracchi di un’America ferita per mobilitare le coscienze e riflettere sulla situazione attuale. Come dice la protagonista nell’ultimissima scena del film, “E’ stata una giornata indimenticabile”.

TITOLO ORIGINALE: Cloverfield

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