RETE 4, 23.45: L’uomo dell’anno

L’UOMO DELL’ANNO di Barry Levinson. Con Robin Williams, Christopher Walken, Laura Linney, Jeff Goldblum. USA, 2006. Commedia.

Uno dei maggiori flop del 2006, L’uomo dell’anno è il terzo film della coppia Levinson-Williams. Tom Dobbs è un comico televisivo, conduttore di talk show satirici, di enorme successo e grande popolarità. In seguito ad un commento di una spettatrice, Dobbs viene persuaso a candidarsi come Presidente degli Stati Uniti d’America. Dopo una campagna elettorale pirotecnica, il comico riesce, contro ogni previsione, a vincere. Una programmatrice, Eleanor Greene, capisce però che dietro la vittoria di Dobbs c’è un guasto al sistema dei voti elettronici, ma non sarà facile per lei far venire a galla la verità…

Dopo Good morning, Vietnam e Toys – Giocattoli, Barry Levinson e Robin Williams tornano di nuovo insieme, stavolta per una commedia politica che ha riscosso, in patria come all’estero, scarsissimo successo di pubblico e critica. E’ un peccato, perché L’uomo dell’anno qualcosa da dire ce l’ha. Ripescando un po’ di materiale da Il candidato di Redford, Levinson si ispira a personaggi come Bill Mahler, John Stewart e Stephen Colbert per raccontare la storia, bizzarra quanto credibile, di un comico televisivo che, con la popolarità guadagnatasi con il proprio show, riesce a fare la propria scalata alla Casa Bianca. Molto American dream, sicuramente, ma anche una riflessione non da poco sul parallelismo, ormai sempre più palese, di politica e showbuisness, di campagne elettorali e campagne pubblicitarie, di uomini politici e personaggi pubblici. Robin Williams riesce a tenere a bada la propria verve quel tanto che basta da permettere a Levinson di incanalare il suo vulcanico talento a servizio della trama, e risulta un attore efficace e perfetto per il ruolo dell’istrionico Dobbs. Dove L’uomo dell’anno perde decisamente piede è nella pretesa di mischiare troppi generi tutti in una volta: funziona la parte della commedia, completamente asservita a Williams; funziona un po’ meno l’approccio alla politica vera e propria; funzionano malissimo gli inserti da love story e, soprattutto, quelli da film cospiratori modello Pakula, una sorta di postilla che mal si adegua al resto del film e che non trova giustificazione nel seppur presente talento registico di Levinson. Troppa carne al fuoco per L’uomo dell’anno per convincere del tutto, ma rimangono alcune scene davvero memorabili (il dibattito elettorale e l’insediamento di Dobbs sono eccezionali), battute fulminanti, interpreti eccellenti, una regia esperta e capace; forse non bastano a salvare un film saturo e a tratti pretenzioso, ma lo rendono comunque uno spettacolo godibile.

TITOLO ORIGINALE: Man of the Year

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