SKY HITS HD, 21.15: 27 volte in bianco

27 VOLTE IN BIANCO di Anne Fletcher. Con Katherine Heigl, James Marsden, Malin Åkerman, Edward Burns. USA, 2008. Commedia.

Secondo film di Anne Fletcher, 27 volte in bianco ha vinto due Golden Trailer, un People Choice Award ed un Teen Choice Award, ed ha ricevuto altre tre nominations. Fin da bambina, Jane Nichols attende con ansia di conoscere il vero amore, in modo di poter vivere, col matrimonio, la giornata migliore della sua vita, il giorno perfetto da ricordare per sempre. Nel frattempo, si dedica a rendere perfetti i matrimoni di amiche e conoscenti in qualità di damigella d’onore, ruolo ricoperto per ben ventisette volte. Le cose si complicano quando è la sorella minore Tess a sposarsi: questa ha sedotto l’uomo di cui Jane è innamorata, indosserà il vestito della madre e si sposerà sulla casa galleggiante che Jane voleva. Il giorno più bello della vita di Jane sembra essere stato rubato…

Si sa, le commedie romantiche hanno tutte fondamentalmente la stessa struttura: lui e lei si conoscono, si odiano, si innamorano, lui ferisce lei, lei si allontana, lui la riconquista. La sfida, da parte di registi ed autori, sta nel trovare ogni volta personaggi e formule diversi per passare attraverso le tappe imposte dal genere, in modo da superare la sensazione di “già visto” e realizzare un film, se non originale, quantomeno divertente. Con 27 volte in bianco il risultato non è certo dei migliori. Né Anne Fletcher né la sceneggiatrice de Il diavolo veste Prada Alin Brosh McKenna riescono a trovare un modo di porre la storia innovativo o appassionante, ritrovandosi a far leva su personaggi che, da soli, offrono giusto un paio di scene davvero divertenti, ma che perdono ogni efficacia in un contesto di povertà narrativa. Il problema maggiore di 27 volte in bianco è proprio la sceneggiatura di McKenna, che parte briosa e cattiva, con momenti di puro sadismo narrativo che non possono non divertire, e finisce in un’improbabile (ed incoerente) esplosione di buoni sentimenti, che pare inserita da un momento all’altro nella storia giusto perché il tempo a disposizione stava per finire e l’happy ending tardava ad arrivare. Gli interpreti sono quasi sempre all’altezza, ma stentano a trovare una propria dimensione autonoma e si poggiano troppo su un copione che, a conti fatti, vale poco: si ha così una insopportabile Heigl che va dal moderatamente isterico alla schizofrenia patologica, una Åkerman che fa il verso a Cameron Diaz ma manca di chilometri l’obiettivo, Marsden che gigioneggia davanti alla telecamera ad ogni possibile occasione e Burns fossilizzato in un personaggio di profondità zero, perennemente imbabolato davanti allo schermo. Da sottolineare il titolo italiano, costruito ad hoc per fare leva su un doppio senso fuorviante e che decisamente non ha niente a che vedere con l’originale 27 Dresses.

TITOLO ORIGINALE: 27 Dresses

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