CANALE 5, 02.15: Mary Reilly

MARY REILLY di Stephen Frears. Con Julia Roberts, John Malkovich, Glenn Close, Michael Gambon. USA, 1996. Horror.

Tratto dal romanzo La governante del dottor Jekyll di Valerie Martin, Mary Reilly ha ricevuto una nomination ai Saturn Awards, una all’Orso d’Oro e due ai Razzie Awards. Mary Reilly è una domestica in casa del dottor Jekyll, rinomato luminare della medicina, di cui lei è segretamente infatuata. La vita scorre tranquilla e ripetitiva, fino al giorno in cui il dottor Jekyll comunica alla servitù che, da lì in avanti, circolerà liberamente per la casa un suo assistente, Edward Hyde. Hyde si rivelerà essere un bruto, violento e selvaggio, e Mary, per quanto ne sia spaventata, sente di essere attratta anche da lui. Ma la verità è molto più complessa e mostruosa di quanto appaia, e Mary si ritroverà coinvolta in un incubo senza precedenti.

La scrittrice Valerie Martin, nel 1990, ha la brillante intuizione di raccontare uno dei classici della letteratura inglese di tutti i tempi, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson, dal punto di vista di una delle governanti del dottore, innamorata di lui come del mostro in cui questi si trasforma. Stephen Frears ne trae un film di quasi due ore, più su toni drammatici che horror, che dovrebbe analizzare il bizzarro rapporto a tre fra la protagonista ed il duo Jekyll/Hyde. La sceneggiatura è buona, solida abbastanza da resistere per tutto il film, ed i dialoghi sono all’altezza della storia. La regia di Frears, invece, lascia decisamente a desiderare, impersonale per la maggior parte del tempo, eccessivamente retorica nei momenti in cui tenta di caratterizzarsi. Ma è il casting ciò che lascia più a desiderare: Julia Roberts normalmente è un’ottima attrice, ma non si ritrova affatto nei panni di Mary Reilly, la rende un personaggio piatto, quasi invisibile, una sorta di spettatrice degli eventi che si muove confusa da un set all’altro, senza una vera profondità né un carattere; John Malkovich, contrariamente a ciò cui ha abituato il pubblico, presenta una recitazione fin troppo manieristica, non riesce a dividersi bene fra Jekyll e Hyde e non dà a nessuno dei due la caratterizzazione netta e moralmente assoluta intesa da Stevenson. Per un film come Mary Reilly tutto concentrato sull’interiorità, fallire nella scelta dei protagonisti, a loro modo bravissimi ma inadatti alle rispettive parti, è un handicap maggiore, che rischia di rovinare le atmosfere altrimenti affascinanti del film.

TITOLO ORIGINALE: Mary Reilly

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