SKY HITS HD, 23.00: Edward Mani di Forbice

EDWARD MANI DI FORBICE di Tim Burton. Con Johnny Depp, Winona Ryder, Dianne West, Macaulay Culkin. USA, 1990. Fantastico.

Quarto film di Tim Burton, Edward Mani di Forbice ha vinto un Saturn Award, un BAFTA Award, un Premio Hugo e due Premios Sant Jordi, ed ha ricevuto dieci nominations a vari premi, tra cui l’Oscar. In un castello isolato, un anziano inventore, per curare la propria solitudine, assembla alcune delle sue macchine e dà vita ad un essere che chiama Edward. Il vecchio, però, muore prima di completare la propria opera, ed Edward rimane privo di mani, al posto delle quali sfoggia affilatissime forbici. Trovato dalla venditrice porta a porta Peggy, il ragazzo si trasferisce nella piccola cittadina ai piedi del monte su cui sorge il castello dell’inventore. Qui conosce l’amore nella figlia di Peggy, ma anche l’odio cui i “diversi” vanno incontro nella società umana…

Probabilmente, Edward Mani di Forbice è il film più famoso ed apprezzato di Burton, che lo considera il sunto della propria poetica. Il film, che cementifica due delle più importanti collaborazioni del regista di Burbank, quella con l’attore Johnny Depp e quella con il compositore Danny Elfman (già in coppia con Burton in Batman), è una splendida favola nera, in cui la passione di Burton per i freaks ed i reietti si concretizza nella commovente storia di una creatura a metà fra Frankenstein e Quasimodo, un’anima gentile e candida nel corpo di un mostro deforme. Nella sua riflessione sulla diversità e sulla (vera) mostruosità, Burton si scontra con i pregiudizi e le arretratezze culturali di certi sobborghi americani, l’ “America bene” da cartolina, incasellata in un incubo di case di bambole coloratissime, ognuna uguale all’altra, in cui abitano famigle “perfette” tutte sorrisi, picnic domenicali e partite di football dei giovani rampolli; in un simile contesto stona decisamente il lugubre castello dello scienziato, uno splendido Vincent Price alla sua penultima apparizione sul grande schermo, il cui unico tarlo è la solitudine. Un reietto trova compagnia solo tra i propri simili in un simile mondo da pubblicità familiare, ed ecco che nasce Edward, cui Johnny Depp dà voce e corpo in una delle sue migliori interpretazioni, essenzialmente mimica, struggente, coinvolgente. Edward è l’ombra del coloratissimo mondo di cheerleader e atleti, parrucchiere e pubblicitari, che vive ai piedi del suo monte, e proprio per questo non può non esercitare, da principio, un certo fascino sulla cittadina affamata di novità; l’odio per il diverso, però, non tarda a farsi sentire, ed il ragazzo è costretto a rifugiarsi, di nuovo in solitudine, nel luogo cui appartiene. Burton chiaramente parteggia per la propria creatura, ci si rispecchia, soffre con lei. La poesia di Edward Mani di Forbice non può non commuovere, e la semplicità ed immediatezza della narrazione ne accentuano la dimensione da fiaba moderna, aumentandone il fascino. Edward diventa il prototipo di tutti i mostro dall’animo gentile che affoleranno il cinema di Burton, omaggio a La bella e la bestia ed a Il mostro della Laguna Nera, con un tocco di Frankenstein ed uno de Il gobbo di Notre Dame, perennemente in bilico tra il rinunciare alla propria natura e perdere la propria unicità per vivere con gli altri, oppure accettare la solitudine rimanendo ad esse fedele. Un film epocale, da vedere e rivedere.

TITOLO ORIGINALE: Edward Scissorhands

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