RAI4, 21.10: Virtuality

VIRTUALITY di Brett Leonard. Con Denzel Washington, Russell Crowe, Kelly Lynch, Stephen Spinella. USA, 1995. Fantascienza.

Quarto film di Brett Leonard, Virtuality ha ricevuto una nomination al premio come Miglior Film al Sitges – Catalonian International Film Festival. SID 6.7 è un programma di un centro di addestramento per la polizia, una sintesi di tutti i peggiori criminali della storia: se i poliziotti sono capaci di fermare lui nella realtà virtuale, allora riusciranno a fronteggiare qualsiasi criminale nella realtà. Il programma, però, impara in fretta, ed uccide i primi due prigionieri usati come test, superando le barriere fra le realtà. Il progetto viene chiuso, ma SID riesce a fuggire nella realtà materiale con un corpo androide: starà all’ex agente di polizia Parker Barnes, in galera per aver ucciso alcuni terroristi, a dovergli dare la caccia, forte dell’esperienza accumulata con alcune delle personalità che compongono SID.

Brett Leonard non è mai stato un regista dalla personalità incisiva, limitandosi sempre a riportare senza correzioni o visuali precise i copioni affidatigli, vincolato dalle catene dei generi. Anche stavolta, non si va oltre le aspettative: Virtuality (anche se in originale il titolo suona Virtuosismo) è una pellicola piuttosto divertente, ma dall’andamento prevedibile, con una trama povera ed alcuni eccessi visivi ingiustificati. Una sorta di Demolition Man versione virtuale, il film non riesce mai a decollare del tutto e si limita a sollazzarsi dei propri effetti speciali, che effettivamente, per l’epoca, sono di altissimo livello. Ciò che salva il film è la coppia di protagonisti: Denzel Washington è tormentato, un duro modello western con un’anima buona ed un passato che non perdona; la vera star, però, è Russell Crowe, che aveva appena cominciato a farsi notare dallle major e che nei panni del maniaco, esagerato, violento, magnetico e affascinante SID 6.7 buca lo schermo con la sola presenza. Dove la sceneggiatura di Eric Bernt convince di più è nell’intreccio delle due realtà, materiale e virtuale, che arriva ad ingannare anche l’occhio del pubblico; fallisce in pieno, invece, nei tentativi di satira alla società dell’immagine, lasciati cadere dall’alto come sporadici elementi impegnati in un film che non va oltre il puro intrattenimento. Nel complesso, Virtuality è vedibile: divertente e dai ritmi serrati, può divertire gli appassionati di genere, sempre a patto di evitare confronti con altre pellicole analoghe.

TITOLO ORIGINALE: Virtuosity

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