RAI MOVIE, 21.00: La stanza del figlio

LA STANZA DEL FIGLIO di Nanni Moretti. Con Nanni Moretti, Laura Morante, Jasmine Trinca, Giuseppe Sanfelice. Italia, Francia, 2001. Drammatico.

Presentato al 54° Festival di Cannes, La stanza del figlio ha ricevuto nove premi internazionali (fra cui la Palma d’Oro per il Miglior Film) e ventiquattro nominations. Giovanni, psichiatra abile e disponibile, ha una bella famiglia: ha una moglie, Paola, che ama ancora e con cui ha costruito un solido rapporto di complicità, e due figli, Irene ed Andrea, due bravi ragazzi che mantengono un sano legame con la casa e coi genitori. Un giorno, però, Andrea rimane vittima di un tragico incidente durante un’immersione. La sua morte, chiaramente, sconvolge la famiglia, che si ritrova da un momento all’altro privata del proprio equilibrio e sconvolta da un dolore inaspettato e senza precedenti. Quando tutto sembra destinato ad andare perduto, arriva Arianna, una ragazza che conserva nei propri ricordi un Andrea che la famiglia non ha conosciuto, e che potrebbe essere l’unico collante possibile per Giovanni ed i suoi…

Chi è abituato al solito cinema di Nanni Moretti, politicamente attivo ed irrimediabilmente narcisista, fatalista e critico, si troverà sorpreso davanti ad un lavoro come La stanza del figlio, una pellicola decisamente anomala per il regista di Brunico. La notizia dell’esclusione del film dalle nomination agli Oscar per il Miglior Film Straniero ha fatto indignare parte della critica ed è stata motivo di gioia per un’altra, magari i puristi che non avevano digerito il (momentaneo) cambio di tendenza di Moretti. La stanza del figlio è un film intimista, che si tiene abilmente alla larga dal patetismo e che non mira a commuovere il pubblico quanto a raccontare, con tutta l’onestà e la franchezza possibili, un dolore fra i più strazianti; nel caso di Moretti, anzi, che aveva raccontato la gioia della propria paternità in Aprile, si tratta della paura di un dolore, dell’affrontare, in modo quasi psicanalitico (non è un caso la professione del protagonista) il tema della morte e della perdita con gli occhi di un padre. Il risultato è struggente, efficace, emotivo ma anche dolorosamente razionale, un viaggio all’interno di una famiglia in fase di autodistruzione, con relazioni sempre più destrutturalizzate e tese, in uno scontro di individualismi e soggettività ferite che porta ad un’involontaria e dolorosissima guerra di coscienze. Forte di un cast ai massimi livelli, Moretti dipinge uno splendido affresco, arricchito da protagonisti più che all’altezza (eccezionale la Morante) e da comprimari che svolgono, in un certo senso, un ruolo corale alle vicende dello psichiatra e della sua famiglia (bravo Silvio Orlando, un po’ troppo sopra le righe Stefano Accorsi). La stanza del figlio mostra un silenzio claustrofobico ed un vuoto interiore che si cerca ad ogni costo di colmare per poter salvare ciò che resta della propria vita, un’angoscia esistenziale accentuata dalle belle ma soffocanti ambientazioni (Ancona, stretta fra mare e montagna), l’ultimo tentativo di una famiglia di ritrovare l’unità perduta, in un finale aperto che, se non proprio positivo, apre l’orizzonte ad una speranza concreta e reale di riconciliazione e di possibilità di futuro. Non il solito Moretti: niente egocentrismi narcisistici, niente polemiche fini a se stesse, niente ridondanti autocelebrazioni, solo l’onestà di un padre che racconta la paura più grande insita nell’essere genitore.

TITOLO ORIGINALE: La stanza del figlio

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