CULT, 21.00: Radio Days

RADIO DAYS di Woody Allen. Con Seth Green, Julie Kavner, Michael Tucker, Dianne Wiest. USA, 1987. Commedia.

Presentato al 40° Festival di Cannes, Radio Days ha ricevuto un BAFTA Film Award e nove nominations a vari premi internazionali, fra cui due agli Oscar (Migliore Scenografia e Migliore Sceneggiatura Originale). Il narratore racconta la propria infanzia: New York City, anni ’30, una famiglia ebrea come tante altre vive nel Queens, mantenendo un tono di vita modesto ed uno stabile, monotono tran tran quotidiano. Unica distrazione, per tutta la famiglia, è la radio, che con i suoi programmi, in un modo o nell’altro, stimola la fantasia di ogni membro della famiglia e dà a ciascuno un’occasione per vivere le avventure che ha sempre sognato. Attraverso i programmi radiofonici, il narratore ripercorre un’era che, prima dell’avvento della televisione, ha segnato la sua vita e la sua sensibilità artistica.

Come realizzare, in piena New York, un film in stile tutto europeo: Woody Allen realizza il proprio Amarcord sulle note dei programmi radiofonici che hanno caratterizzato la propria infanzia, raccontando in pari modo gli eventi strettamente biografici e quelli svolti esclusivamente nella fantasia dei protagonisti, sogni, aspirazioni, voli d’immaginazione. Con l’ironia e la malinconia che lo contraddistinguono, Allen si fa (limita) narratore, lasciando a Seth Green l’onore e l’onere di incarnare il sé bambino (seppure il personaggio sia chiamato “Joe”), muovendo, pur non essendo presente fisicamente, tutta la storia del film e dei personaggi, condizionando la sensibilità dello spettatore e guidandolo nella propria memoria. Allen segue più da vicino il proprio maestro, Bergman, ed arriva, su pellicola, a dipanare i propri ricordi come regolarmente accade nella memoria personale: suoni, profumi, fugaci scene familiari ed amicali, il tutto parimenti raccontato dal regista e dalla radio, coro perennemente sullo sfondo ma estremamente presente. I toni da commedia non mancano: una scena per tutte, basti pensare alle cronache di vita vissuta che accompagnano La guerra dei mondi radiofonica di Orson Welles; stavolta, però, Allen si fa più intimista, e presenta ogni scena, ogni gag, ogni personaggio come un mattone imprescindibile della propria personalità, un tassello che, a suo modo, ha contribuito alla propria formazione, personale ed artistica. Prima della televisione, prima del cinema, per Allen c’era la radio, anch’essa dispensatrice di storie ed avventure, ma in modo da coltivare la fantasia, farla volare, spingere l’ascoltatore a creare il proprio mondo fantastico invece che “prenderlo in prestito” da immagini già pronte. La radio è quindi genitrice dell’Allen artista come la famiglia e l’ambiente sociale lo sono dell’Allen persona. Lontano da un narcisismo che, sebbene presente in stato latente come caratteristica del regista, riesce ad essere contenuto, Woody celebra non se stesso quanto la propria epoca, non il proprio io registico quanto i media che l’hanno formato, non la propria identità quanto la casta sociale da cui deriva. Radio Days rimane uno dei migliori film dell’Allen “non commerciale”: nonostante ispirazioni felliniane e bergmaniane, una delle pellicole più personali del regista newyorkese.

TITOLO ORIGINALE: Radio Days

Annunci

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...